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Stan Ockers, storia del campione che ispirò Eddy Merckx

La storia di Stan Ockers, un campionato del mondo folgorante e un'Americana maledetta. Fu idolo delle folle ma non solo, ispirò un giovane Eddy Merckx al quale tramandò inconsapevolmente una passione sfrenata.

1955. Il Mondiale era in Italia quell'anno: un circuito attorno a Frascati di quasi trecento chilometri tra mangia e bevi e una salita a decretare la mazzata di ogni giro. Quattordici volte. Constant Ockers era nato ad Anversa trentacinque anni prima, lo chiamavano tutti Stan ed era un pistard nato, spunto veloce e poi fisico da grandi classiche. Quello che la gente ha scoperto negli anni, durante la sua lenta crescita, è stata la sua vena da insolito scalatore, non perfetta ci mancherebbe, ma giusta per poterlo dire completo. Completo e perfetto fu quel giorno, quando Stan partì all'inseguimento della fuga quando mancavano 90 chilometri al traguardo e sfinì tutti, giro per giro, fino ad arrivare da solo sulla linea bianca con oltre un minuto sul lussemburghese  Jean-Pierre Schmitz. Una consacrazione in un anno di pura beatitudine, dopo una Freccia Vallone, una Liegi e un decimo posto al Tour.
Sembrava svanire il cruccio di un futuro non colto davvero, tutte quelle idee che avevano su di lui, un campione mai arrivato ai vertici. Invece Stan Ockers adesso era Campione del Mondo.

Ma il suo tragico destino disegna un romanzo nero sulle sue pagine più belle. 
E' il 29 settembre del 1956 e ad Anversa c'è una delle tante kermesse su pista. Stan pensa alla stagione che deve venire, non si sente né vecchio, né stanco. I suoi tempi non sono mai stati quelli degli altri, è sempre andato al suo ritmo, ascoltando sé stesso come in fondo insegna lo sport. Si sta correndo l'Americana, Stan si volta per vedere chi è riuscito a resistere al suo attacco per riprendere i fuggitivi ma davanti a lui Nest Sterckx si è fermato per un guasto meccanico. Si scontra con lui a sessanta chilometri orari e rimane a terra privo di sensi. Solo dopo, all'ospedale, si renderanno conto che ha una frattura alla base del cranio e che niente si potrà fare per fermare l'emorragia che lo porterà via per sempre dalla pista e dalla sua esistenza.

stan oackers

Per i suoi funerali arrivarono diecimila persone e in mezzo a loro, con le lacrime agli occhi, c'era anche un bambino di undici anni, uno dei tanti a innamorarsi delle imprese di Ockers, a costruirci sopra sogni e aspirazioni. Quel bambino si chiama Edouard Louis Joseph MerckxEddy. Che di ciclismo non aveva mai saputo niente fino a quell'estate del 1955 quando nel salotto della sua casa borghese accese la radio di famiglia e sentì parlare di lui. Sulla sua eredità, Eddy diventò il Cannibale con la fame di vincere tutto e rivoluzionò il ciclismo moderno. Ma Stan Ockers non fu solo un idolo di molti con una fine tragica, fu anche uno dei primi ciclisti a portare la pista su strada e a cambiare il concetto di training, il classico dietro moto. Si alleava spesso con un suo grande amico, il giornalista e ciclista amatoriale Jos Van Landeghem e le loro sessioni di derny su strada divennero leggendarie, specialmente quella che facevano da Anversa a Namur '“ e ritorno '“ prima di ogni competizione importante.

Il suo lascito forse fu oscurato da quella scomparsa senza addii, sulla pista che l'aveva visto crescere, ma Stan lasciò una profonda eredità nei belgi, da sempre legati ai loro figli che scalano le vette dello sport nazionale. Quello che lui avrebbe voluto lasciare a suo figlio invece non aveva niente a che vedere con la bicicletta ma con lo spirito nazionale sì, ed era la sua birreria ad Anversa. 
Ma alla fine dei conti, pochi piani coincidono davvero con quelli della vita.

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