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Strava, come un'app è riuscita a trasformare la competizione

Strava è un'applicazione nata nel 2009 e negli anni è stata capace di trasformare il concetto di competizione, creando la più grande community di sfidanti al mondo.

Strava è una parola norvegese, letteralmente significa 'lottare' ed è proprio questa l'idea attorno alla quale è nata quella che oggi è l'applicazione più famosa al mondo per monitorare i dati delle attività sportive e condividerle con gli altri utenti come in un vero e proprio social network, lanciando una sfida collettiva a colpi di segmenti e KOM.  Dall'America all'Europa, i ciclisti di tutto il mondo considerano oramai indispensabile uscire in bicicletta e collegare il GPS con Strava, un'autentica mania che coinvolge milioni di utenti e che ha rivoluzionato il loro concetto di competizione.

Il ciclismo è uno sport che si nutre di sfide, ecco perché è stato facile per molti innamorarsi di Strava. Attraverso il segnale GPS, i percorsi vengono registrati, calcolando la velocità, le medie, il ritmo, le pendenze ecc. Poi l'utente può creare e nominare segmenti di percorso, mettendosi automaticamente in gioco con sé stesso e con gli altri: tutti coloro che passeranno per quel tratto entreranno in una classifica che decreterà il migliore. In questo modo la competizione reale e virtuale si mischiano ed è questa la vera magia: il cuore del ciclismo '“ la fatica, il sacrificio, la conquista '“ resta intatto ma il modo di viverlo subisce una piccola grande rivoluzione. Anche i ciclisti professionisti non ne sono rimasti immuni, anzi molti di loro non solo sono iscritti a Strava ma hanno oramai l'abitudine di usarlo anche in gara, aumentando le motivazioni dei follower.
Ecco perché Strava è anche un buon training mentale che fa leva sulla voglia di superare i limiti, siano essi propri o altrui; sono infatti tantissimi gli utenti da record come Steve Abraham che in un anno ha trascorso 4.317 ore in sella oppure Rebecca Rusch che è stata la prima donna a scendere in MTB dal Kilimangiaroin due ore e ventotto minuti. Insomma un modo per confermare che supereroi non si nasce ma un po' si diventa, con l'allenamento e con la dedizione. Che in fondo è quello che il ciclismo insegna da quando l'uomo è salito sulla prima bicicletta.

Nelle ultime settimane poi, seguendo la vocazione di social network per gli atleti, Strava ha introdotto i postche gli utenti potranno scrivere tra la conquista di un KOM e la scoperta di un nuovo percorso. Tutto questo '“ come afferma lo stesso CEO James Quarles - per rendere la community ancora più unita e incentivare gli atleti a condividere consigli sugli allenamenti ma anche esperienze personali su vittorie e sconfitte, insomma su tutte le sfaccettature che rendono lo sport il modo migliore di essere sé stessi. 

Perché in fondo ogni ciclista sa che la quotidianità e la bicicletta sono così legate da essere quasi una cosa sola. E che le sfide possono essere virtuali come i sogni e allo stesso tempo adrenaliniche come la realtà. 

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