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Successo mediorientale

Tra le tante cose che sono cambiate nel mondo del ciclismo in questi ultimi anni, una delle più rilevanti e probabilmente più sorprendenti è la crescita esponenziale di alcune corse al di fuori dei confini europei. Ipotizzare una crescita nel continente nordamericano dopo i successi di Lance Armstrong era facilmente ipotizzabile, così come era prevedibile una crescita d'interesse in Oceania grazie alle sempre più convincenti prestazioni dei ciclisti "aussie" nelle corse europee. Più difficile era ipotizzare una crescita in continenti senza grosse disponibilità economiche come l'Africa e il Sud America ed infatti ad oggi, in questi due continenti, pur essendoci corse di discreto livello, siamo ancora lontani dagli standard europei. Anche in Asia le cose non sono andate benissimo con il fallimento del progetto del Giro di Pechino tra smog e difficoltà logistiche e un ciclismo che fatica ad attrarre le realtà più importanti nonostante una buona disponibilità economica ed un discreto interesse mediatico.

A rappresentare la vera sorpresa di questo nuovo millennio è il ciclismo mediorientale, un movimento tecnicamente irrilevante e praticamente inesistente fino alla fine dello scorso secolo. Oggi, però, le cose sono decisamente cambiate. Non tanto dal punto di vista tecnico, visto che di ciclisti mediorientali di primo livello non se ne sono visti e non se intravedono all'orizzonte, ma da quello logistico e organizzativo con le corse di questa parte del mondo che sono diventate appuntamenti sempre più attesi e rilevanti col passare degli anni.

A dare il là all'avventura del grande ciclismo nella penisola arabica,  nel 2002, era stato il Tour of Qatar e trovare in quei giorni un solo appassionato pronto a scommettere sul successo della corsa era impresa assai ardua. In Qatar non c'erano e non ci sono percorsi tecnicamente interessanti né tantomeno, salvo qualche presenza al traguardo, tifosi a bordo strada. Di tanto in tanto è stato il vento a movimentare le cose e a rendere appassionante la gara, ma a decretare il successo della manifestazione e la nascita di altre importanti corse in questa parte del mondo, è stata la disponibilità economica degli organizzatori, che ben consci dei loro limiti hanno scelto ASO e RCS per far crescere le loro corse e offrire a squadre e corridori un'organizzazione e un'assistenza logistica pari alle corse più importanti del mondo.

Col passare degli anni e delle edizioni sono aumentate anche la qualità dei vincitori e il livello dei partecipanti, con la corsa che è passata dall'attrarre squadre e corridori solo per i soldi, a diventare un momento importante della prima parte della stagione ciclistica, venendo scelta per i benefici del clima rispetto alla rigidità dell'inverno europeo e per la possibilità di misurarsi contro corridori di livello sin da subito. Sulla scia del successo di questa corsa, ASO ha dato il via anche la versione femminile della corsa qatariota e al Tour of Oman, mentre RCS ha risposto lanciando il Tour of Dubai.

Tecnicamente è il Tour of Oman la corsa più interessante, vista la grande varietà dei percorsi che presenta, compreso un vero e proprio arrivo in salita che attira i corridori da GT. Il Dubai Tour è invece più simile al Tour of Qatar ma non per questo è meno apprezzato dai corridori, vista la start list di assoluto livello che è riuscita ad avere in questi due anni. Dubai, Qatar e Oman in ordine temporale, vanno a comporre una campagna del deserto che oltre ai velocisti, sempre ingolositi dalla possibilità di portare a casa qualche successo, attira sempre più anche i cacciatori del Nord, che in questi stradoni larghi e sabbiosi che nulla hanno a che vedere con le stradine e il pavé del Nord Europa, trovano il terreno adatto per mettere a punto ventagli e tattiche di gara che torneranno utili più avanti in stagione.

Tra palme e grattacieli, squadre e ciclisti hanno trovato il modo migliore di preparare la loro stagione con tre gare a tappe ravvicinate che sommate tra loro vanno a formare quasi un piccolo GT e di racimolare più di qualche spicciolo che non guasta mai. Finché così tanti campioni sceglieranno di affinare la loro condizione in vista degli appuntamenti più importanti in queste corse, non ci saranno tempeste di sabbia che possano spazzare via l'interesse per queste gare, almeno finché sceicchi ed emiri non si saranno scocciati. E a giudicare dai fatti, con buona pace per gli organizzatori europei che non hanno saputo adeguarsi, non solo non si sono ancora stancati ma hanno tutta la voglia di rilanciare ulteriormente come dimostra il Mondiale 2016 che si disputerà in Qatar, e che permetterà alla penisola arabica di essere il centro del mondo ciclistico non solo nella fase iniziale della stagione ma in uno di momenti più attesi dell'intera stagione.

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