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Super Kwiato

Classe 1990, Michal KwiatkowskyKwiato per i compagni di squadra, è già stato campione del mondo, ha vinto una Strade Bianche, una Amstel Gold Race e sabato scorso il GP Harelbeke. Quasi una Sanremo. 
Sì perché lui ha un po' questo stile alla baby Cancellara, anche se loro sono due corridori ben diversi: se a un certo punto della corsa sguscia via dal gruppo allora sai che non sarà tanto facile andarlo a riprendere.
Ci sono corridori che sono così. Tengono a bada la fuga con leggerezza disarmante e allo stesso tempo riescono a fare il vuoto dietro di sé, chilometro dopo chilometro, secondi su secondi. A manciate, senza dire beh.

Kwiato quest'anno sembra diverso. Da un lato ancora più ingegnoso, dall'altro più disposto a rischiare il tutto e per tutto, a dire al pubblico di guardarlo da un altro lato. Una trasformazione degna di un supereroe che forse è così sottile che a qualcuno sarà anche sfuggita. E' che quando sei un ragazzo e hai già vinto tanto, hai bisogno di svoltare, di passare a un livello superiore. Non tanto per i tifosi, più per te stesso. Le gambe e la testa fanno il motore mentre il carburante migliore sono le motivazioni. Ognuno se le prende come può. A fatti, a parole. Chi può dire quale siano più efficaci. Di sicuro le Classiche sono una motivazione per molti. Essere di fianco a Peter Sagan affamato di vittorie come forse non lo è mai stato, in fuga, insieme, è una silenziosa e pervicace motivazione per uno che ha indossato l'iride e si tiene ancora il ricordo di quel giorno attorno alle maniche e al colletto. Un ricordo e anche un orgoglio. E quei trenta chilometri di fuga all'Harelbeke assumono un significato più profondo, forse. Kwiato che sa scendere di sella e accoccolarsi sul telaio per sfondare il vento e il tempo, che fa tempi stellari; Kwiato che sa come restare a ruota e dare cambi, risparmiarsi per sparare l'ultimo suo proiettile nel finale; Kwiato che riesce a mantenere la lucidità di strategia anche con un compagno di fuga così illustre che i tifosi aspettano da troppo tempo sulla linea bianca, di nuovo.
Super K. Un evoluzione di sé stesso, anche se gli altri magari non se ne sono accorti. Che sta lì a ruota e sa perfettamente quando dare la frustata finale. Se farà male o no lo sa solo l'istinto. Chi può dire se il tuo compagno di fuga ha più cartucce di te?
Ognuno di loro si aspetta che l'altro parta. Dieci secondi, anche meno, il gruppo dietro. Ma quel limbo non è affar loro. Lo sanno già che quella è una sfida a due. Fino agli ultimi metri. Trecento quasi spaccati. Super K vola via e Sagan lo perde quasi in un attimo.
Dopo il traguardo, sarà lui stesso a dire che quello non è stato un tentativo di sorprendere il compagno di fuga ma solo la consapevolezza della forza dell'altro. 'Non ho pensato a nient'altro, non mi sono voltato' ha detto con la faccia ancora sporca di polvere, con la voce ansimante per la fatica dello sprint. 'Full gas. Fino alla linea.'

Al team Sky dice di sentirsi protetto, pronto per affrontare il Nord più intenso con un ruolo importante. Anche se in molti glielo dicono, lui al Fiandre non ci pensa. Come fai a pensare ad una corsa quando non hai ancora metabolizzato la vittoria? L'Harelbeke è la prima vinta così, un po' da Super K. Che nel ciclismo conta trasformarsi rimanendo sé stessi. La strada un po' ti cambia. In bene o in male lo decidi tu.

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