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"Svizzera amore mio"

Radici. Affondano in tutto quello che ci fa sentire a casa, scorrono nella terra che ha l'odore delle cose che conosciamo fin da bambini.
Radici. Hanno il potere di farti sentire più forte. Anche più te stesso. Specialmente quando sei un ciclista e sei costretto a chiudere in valigia le tue cose praticamente sempre. Zingari, è la vita che si sceglie perché il destino l'ha scelta prima di te.
Radici, continuano a scorrerti dentro anche quando sei lontano da casa. Figuriamoci quando sei a un passo dal luogo dove sei stato bambino. E hai sognato più forte di tutti.
Olivone è un silenzioso paesino di montagna con il campanile di pietra verso il cielo grigio, un asilo e una scuola materna. Deserti perché è pomeriggio e i bambini sono sul ponte sopra il fiume a mangiare i gelati che distribuisce la carovana del Tour de Suisse. C'è odore di fieno, i gerani alle finestre con le tende ricamate e le ville dei cioccolatieri emigrati quassù. Una, la più bella, ha le persiane chiuse tra il verde e l'azzurro. Era di un commerciante spregiudicato che fu condannato a morte e mai giustiziato.
Svizzera. Hai un potere strano su chi ti guarda e su chi con te è cresciuto.
Anche le strade sono radici, queste si aggrappano ai ragazzi che conoscono, si stringono attorno al cuore e gli dicono che bisogna attaccare. Piove sulla salita che porta al traguardo. Albasini attacca, resta solo per un po' e poi lo riprendono. Sguscia ancora via. Ripreso. E poi via di nuovo. Dai, che stavolta è quella buona!
Tre chilometri all'arrivo, anzi di meno. E' buona. La radice si avvinghia, è umida, è quasi fredda anche se si mischia al sudore. Richiamo di qui, della natura da dove è venuto. Ma il gruppo è di nuovo lì, lo riprende, se lo tiene stretto, non lo lascia scappare più.
Attacca Steve Morabito. Questa volta sembra buona davvero. La salita è finita, la terra chiama.
Dai Steve!
La gente apre qualche ombrello, comincia a piovere anche qui, sulla linea bianca dell'arrivo. E' ancora lì, c'è lui, c'è un ragazzo dell'AG2R. E c'è il gruppo sempre più vicino. Ancora e ancora di più.
Mezzo chilometro.
La strada, la villa con le persiane tra l'azzurro e il verde. Il gruppo è lì. Troppo vicino.
Vincerà Sagan. Non importa. Di certe corse, di certe tappe, le vittorie finiscono col perdersi nella memoria. Anche se sono firmate da nomi famosi. Per il resto esistono cose che non si dimenticano.
Per esempio il potere che le strade di casa ti mettono nelle gambe come una magia. Perché la Svizzera triplica il cuore dei suoi ragazzi quando corrono qui. Li fa volare.
E' il senso di appartenenza. Ce l'abbiamo tutti. O quasi. Chi pedala attorno al mondo, forse, ce l'ha ancora di più. Perché casa significa l'abbraccio che hai cercato durante le notti lontane chilometri. Ecco, si abbraccia anche così, con queste nuvole che avvolgono le montagne verde cupo e che restano basse anche scendendo a valle.
Nuvole basse, come zucchero filato sopra i paesi. Caravelle fantasma nel cielo livido. Svizzera che sei bella anche così, col cielo grigio e un piccolo squarcio rotondo di sereno lontano, con la pioggia che insiste sui finestrini delle ammiraglie che portano i corridori agli alberghi.
Sei bella anche così.

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