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Terra lombarda

Una volta, quando ero piccola, mi sono arrampicata su per la Sirtori con la mia biciclettina verde. Passava la Coppa Agostoni e forse allora non sapevo neanche cosa fosse il ciclismo. Volevo soltanto provare a vedere se fossi riuscita ad arrivare lassù e la corsa era più un pretesto che altro. Eppure credo esistano momenti brevi e forse inutili che hanno un potere inconsapevole. E' sempre stata la mia fregatura: fissare gli istanti nella memoria e non farli andare più via, riprenderli dopo mesi, dopo anni, e capire che sono rimasti integri come se li avessi appena vissuti. A volte queste cose fanno male, altre fanno bene. Questo della Coppa Agostoni è stata una scintilla silenziosa, il suo calore lo sento solo adesso.

Quelle del Trittico sono gare di una bellezza senza fine e senza tempo. Forse, per capirle veramente, bisogna viverle sulla strada, sulle salite. La terra lombarda, d'altronde, ha una personalità tutta sua, forse un po' bipolare, divisa tra la durezza e la nostalgia: il sole di luglio che spacca il terreno battuto dei sentieri in mezzo ai campi, l'odore delle foglie cadute nei boschi dopo le prime piogge d'autunno, i grilli che squarciano l'aria fresca delle notti d'agosto e Milano che si vede da lontano nei giorni di sereno, nei giorni di bel tempo. Ora che queste non sono più le gare delle vacanze, quelle che passano quando l'estate impazza, i vecchi sono in canottiera e gli alberi lasciano cadere i loro frutti troppo maturi, bisogna un po' adeguarsi, un po' come tutte le volte che si cambia qualcosa che assomiglia alla tradizione. Quello che non cambia, invece, sono le radici: sono piantate in questa terra dura, che si fa fatica a lavorare. E crescono assieme al granoturco che a settembre è alto, talmente alto che ci si può perdere dentro, come in un mare.
E ci sono luoghi, strade che tagliano angoli di paradisi un po' dimenticati dal cemento che sta mettendo le mani su troppe cose. Le biciclette corrono qui dove il cuore pulsante di questa regione è rimasto integro, o quasi. La Coppa Bernocchi ha scelto di tornare al vecchio percorso e a Legnano si arriverà attraversando la Valle Olona dove, attorno al corso del fiume, come soldati di frontiera, si ergono i suoi mulini, testimonianze semi abbandonate della fervente attività del territorio. Fervente come Antonio Bernocchi, grande imprenditore e mecenate appassionato venuto su dal niente, lombardo vero, quello che lavora tanto perché ha una passione verace e profonda per quello che fa.
Le biciclette corrono qui dove i tornanti si snodano come serpenti tranquilli tra i boschi di robinie. Il Lissolo lo chiamano il 'Tetto della Brianza' ed è vero che, dopo i suoi ultimi tornanti stretti e proibitivi, c'è la luce azzurrina che ritaglia le figure delle case fin dove l'occhio può vedere. Ogni corsa ha il suo piccolo luogo sacro, quello che, se anche sparisce per qualche anno, ritorna sempre. La Coppa Agostoni avrà di nuovo il suo Lissolo, la sua strada che sale arcigna e in silenzio che per i ciclisti brianzoli è sempre una sfida perché su quella salita 'ci passano i professionisti'. E il Lissolo avrà di nuovo i ragazzi che salgono con i motorini scalcinati rubati dal garage del papà, i cicloamatori che salgono tra le ali di folla che aspetta il passaggio e fingono di essere fuggitivi famosi di una squadra famosa, la sua folla chiassosa e felice che, per quelle ore pensa solo a godere di quel momento che arriverà. Sì perché forse anche le salite sono come noi: hanno bisogno di restare sole eppure l'abbraccio delle ruote che passano sull'asfalto disabitato le conforta, ogni tanto fa bene. Anche solo per gustare un po' il sapore della nostalgia e dell'attesa poi. Corrono qui, questi ciclisti che forse sono abituati a vedere tante e tante cose del mondo che gli passano accanto, e poi si ritrovano su queste strade che ti entrano nell'anima in silenzio e ti accorgi davvero di loro solo quando sono lontane. Come molte cose belle e autentiche che capitano nella vita. Corrono qui, nel cuore pulsante. L'ultimo arrivo, quello più nostalgico proprio perché è l'ultimo frammento di un viaggio breve e intenso, l'ultimo prima dell'arrivederci, sarà tra le arterie che portano al centro nevralgico: la piazza Monte Grappa e il suo scenario da film. Prima il lago, prima le sue acque tranquille e azzurre dove Varese si adagia proprio come una signora. Perché la Tre Valli arriva in questa città che sembra un salotto a cielo aperto, dall'anima diversa dalle altre eppure ugualmente votata al ciclismo. Sì, c'è una cosa che tiene insieme questi tre volti di una sola terra ed è il ciclismo. Sembra scontato e anche superfluo dirlo. Invece io credo di no. Perché questo qui è uno sport che sa mettere insieme talmente tante cose diverse che c'è quasi da rimanerne stupiti. Ha un collante invisibile che non si sa bene dove sia: nella gente che fa il tifo, nelle biciclette, nelle ore condivise, nella strada, nella fatica che è un facile comune denominatore perché la capiscono quasi tutti. Non si sa e forse è giusto così. Tutte le cose belle hanno qualcosa di segreto che le rende uniche. Non importa dove, noi sappiamo che c'è, lo sentiamo. Questo basta.

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