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The End.L'anno zero del ciclismo femminile in America

Per il ciclismo femminile a stelle e strisce, il 2017 rischia di essere una sorta di anno zero, nonostante in gruppo continueranno ad esserci tra le altre Megan Guarnier vincitrice dell'ultimo Giro Rosa e della prima edizione del Women's World Tour e Amber Neben campionessa del mondo a cronometro. Kristin Armstrong, Mara Abbott ed Evelyn Stevens hanno deciso di smettere alla fine di questa stagione.

Parliamo di tre atlete che hanno conquistato successi incredibili e che hanno scritto la storia del ciclismo femminile. Senza di loro è come se si chiudesse un'era non solo per il ciclismo a stelle e strisce ma più in generale per quello femminile.

Mara Abbott è stata semplicemente la scalatrice più forte al mondo, quasi l'unica che abbiamo visto in gruppo in questi ultimi anni. Quando la strada saliva non ce n'era per nessuna e più erano arcigne le pendenze, più lei si esaltava. Mettendo da parte i successi nel calendario americano dove non sempre affrontava le avversarie più forti, le cose migliori le ha fatte vedere sulle nostre strade, dove è riuscita a conquistare due volte il Giro Rosa, ad imporsi in sette tappe e a imprimere il proprio nome su tutte le salite più importanti scalate dalle donne. Monte Beigua, Monte Serra, San Domenico di Varzo e soprattutto Stelvio e Mortirolo portano il suo nome. Basti pensare che all'ultimo Giro, sul Mortirolo riuscì a dare 4' alle migliori del gruppo, un vantaggio poi dilapidato quasi completamente tra la discesa e il falsopiano finale, che di fatto le ha impedito di conquistare il suo terzo Giro. Per la 31enne di Builder, l'ultima corsa resterà la gara olimpica di Rio, probabilmente la delusione più cocente della sua carriera con l'oro (e il podio) sfuggitole a 200 metri dal traguardo. Probabilmente una delusione troppo grande anche per chi come lei era riuscita superare anche i disturbi alimentari che l'avevano costretta al ritiro una prima volta nel 2011.

Nemmeno Kristin Armstrong, è nuova ai ritiri, visto che in carriera aveva già smesso un paio di volte nel 2009 e nel 2012. A 43 anni abbondanti, questo dovrebbe essere quello definitivo e d'altronde sarebbe difficile chiedere di più ad una carriera che nelle prove contro il tempo le ha regalato 3 Ori olimpici (Pechino, Londra e Rio) e 2 titoli Mondiali (Salisburgo 2006 e Mendrisio 2009). Vederla trionfare a Rio ha sorpreso qualcuno e qualcun altro ha usato la sua vittoria per sminuire il livello della gara, ma chi l'ha seguita dopo l'ultimo rientro, si aspettava la chiusura col botto, visto che in questa stagione è andata sempre forte anche se lontano dai riflettori delle corse europee, dove non l'abbiamo mai vista.

Anche quella di Evelyn Stevens è una carriera piuttosto strana. Classe 1983, solo nel 2007 ha scoperto il ciclismo e si allenava a Central Park nelle pause che le concedeva il suo lavoro nel mondo della finanza. Fortissima in salita e a cronometro, solo una certa incostanza e determinati limiti tecnici, le hanno impedito di vincere corse come il Giro. Sulle strade del Giro, dove ha conquistato 5 vittorie di tappa, si è esaltata spesso e volentieri indossando anche la maglia Rosa e chiudendo sul podio nel 2012 (3a) e in questo 2016 quando ha chiuso dietro soltanto a Megan Guarnier con un ritardo di 34". In carriera ha conquistato anche podi mondiali, una Freccia Vallone battendo Marianne Vos in cima al Muro di Huy e soprattutto il Record dell'Ora percorrendo 47,980 km.

In tre sommano tre titoli Olimpici, due ori, due argenti e due bronzi mondiali, un Record dell'Ora, due Giri Rosa, una Freccia Vallone e 12 tappe al Giro Rosa. Risultati che da soli basterebbero ad un intero movimento per andare avanti tra applausi e ammirazione.

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