Truly Made in Italy

  • Italiano
  • Inglese

Ti amo, ti odio

Il luoghi del ciclismo hanno un misticismo tutto loro. Il sudore, la fatica li rendono sacri, testimoni silenziosi e forse crudeli della bellezza del ciclismo. Così com'è, senza finzioni, senza programmi.
Montagne secche, brulle, ventose dove l'uomo e la terra devono vedersela da soli. Si amano e si odiano allo stesso tempo, in questo abbraccio fatto di contrasti.

Il Mont Ventoux e il Teide. Così diversi eppure così simili. Accomunati dallo stesso vento impetuoso, dai cieli tersi e dalle salite soffocanti. Raccoglie le anime dei ciclisti in fuga, uno. E gli obiettivi già scritti, l'altro. Ventoux, montagna grigia, nuda, cattiva, rovente. Ventoso, lo hanno chiamato perché lassù soffia sempre il Mistral: schiaffi violenti sulla schiena del monte. Sulla sua vetta non cresce niente, a parte i papaveri della Groenlandia e le vipere che strisciano sulle rocce aride. Una specie che vive solo lì e in nessun altro luogo al mondo.
Il Teide, vulcano attivo che si risveglia ogni centomila anni. Nella lingua dell'antica popolazione dell'isola, i Guanci, quel nome significa Inferno. Secondo loro, nel cuore del vulcano viveva Guayota, il demonio del male, imprigionato nella roccia dal dio supremo. Il suo picco è il più alto di Spagna e si riconosce anche a quattrocento chilometri di distanza, in mezzo al mare. Un gigante che sembra addormentato e non lo è.

Inferni. Montagne maledette. Strade che sono come gironi durante le ore di allenamento. Strade che si arrampicano nel mezzo del nulla, sotto il sole. La bicicletta è sempre stata una questione di odio e amore. E' la libertà per eccellenza ma con un motore faticoso: la fatica. Gli opposti si attraggono? Io non ci ho mai creduto. Forse qui c'è una legge tutta speciale. Ti amo, ti odio. Si fonde tutto insieme. Il mal di gambe a fine giornata e l'azzurro del cielo negli occhi; i chilometri percorsi sulle salite infinite e i tramonti che si perdono nell'oceano. La strada fa male eppure è il solo posto dove poter coltivare i sogni. Bisogna pedalare, altrimenti ci anneghi dentro. Stare a galla e arrampicarsi e stringere i denti. Questi sono quei tipi di inferni che ci passi dentro e ne esci più forte.

E' strano davvero cosa fa il ciclismo alle sue strade, le avvolge di torpori e leggende, le rende mitiche, anche se sono viottoli di campagna come quelli che portano a Roubaix. E più sono dure, più fa male, più sono belle. Nessuno sa perché. C'è il fango e il carbone o la patina di sudore che l'afa appiccica sulla pelle, ci sono le gambe che chiedono pietà. Eppure è questa la legge. Più fa male, più sono belle. Più le odi, più riesci ad amarle. Fino in fondo. E' destino.

Subscribe now to our newsletter!