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Tom Dumoulin: l'olandese volante vince il Giro 100

Tom Dumoulin è il primo olandese nella storia a vincere il Giro d'Italia. E non uno qualunque ma quello numero cento. Nessuna storia epica, nessuna impresa preannunciata a minacciare il dualismo Nibali-Quintana. Una storia come le altre, di un ragazzo che vola a cronometro e non sopporta che gli altri lo chiamino farfalla. Non c'entra quel soprannome con lui: un metro e novanta, scultura piegata sulla bicicletta senza errori. Una macchina perfetta contro il tempo. Così l'aveva pensato la gente, Tom che a cronometro non lo batti. Ma si erano dimenticati di quella Vuelta persa per un soffio, il boccone amaro che però aveva il sapore di quando capisci qualcosa, di quando ci arrivi vicino e ti rendi conto di potercela fare. La prossima volta, forse. E questa era quella giusta.
L'erede di Indurain, dicono. Il corridore completo per i Grandi Giri, improvvisa stella del pink carpet che non si comporta da rockstar ma assomiglia più a un bambino felice, felice da impazzire, un po' impacciato nel prendere tra le braccia quel trofeo che forse non credeva fosse così pesante. L'aveva sognato, sì forse sì, ma niente è mai come lo immaginiamo. A qualcuno sembrerà apparso dal nulla, proprio come una nave fantasma, in realtà è cresciuto per gradi, risultato dopo risultato, fino ad arrivare fin qui, a far smarrire un Quintana favorito dei favoriti, a far tirare fuori a Nibali le sue piccole grandi magie in salita. Il risultato è stato un mix come non se ne vedeva da tempo, nonostante le critiche di chi patteggiava per uno o per l'altro, questo è stato un Giro fuori dagli schemi, incerto fino alla fine, culla torrida di speranze nell'ultimo pomeriggio di battaglia. I secondi, Quintana ancora la fuori e lui a coprirsi la faccia con l'asciugamano, per togliersi la tensione assieme al sudore, per smetterla di sentire il cuore in gola come se ancora fosse sulla bicicletta. 
Non lo ha spezzato niente, neanche il giorno di crisi che in tre settimane capita matematico a tutti, non ha smesso un secondo di dire che quella maglia rosa la voleva senza discussioni. E' così dicono, ci sono cose al mondo che ti danno un potere enorme, Tom ha avuto l'intelligenza di non lasciarle da parte. Ha calcolato tutto e ha saputo affrontare persino l'imprevedibile.

E anche se adesso tutti lo vedono come il superuomo del momento, lui continua a sorridere allo stesso modo, sogna di tornare a casa per un barbecue e vuole che la sua vita rimanga com'è. A chi gli chiede come è diventato anche scalatore lui risponde che in realtà lo è sempre stato e solo una cosa è cambiata: ha imparato a soffrire di più. Togliere i limiti, spingere la soglia del dolore più in là e ancora più in là. 
In fondo è ancora tutto lì, ogni singola delusione resta come cicatrice a ricordarci la strada che abbiamo scelto, si fondono con i coriandoli che volano in quel pomeriggio come ha volato Tom, imprevedibilmente lontano, così vicino al cielo come un miraggio. Senza aspettarsi niente, lottando per tutto. 

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