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Torna il sogno dell'ora

Negli ultimi mesi è tornata prepotentemente in auge una disciplina che da sempre stuzzica la fantasia di corridori e costruttori: il Record dell'Ora. Per centrarlo c'è bisogno di poche cose, un velodromo, una bici e gambe per macinare il maggior numero di chilometri possibili in 60 minuti. 

Non siamo ancora ai livelli di popolarità ed entusiasmo che accompagnavano i tentativi di Record di Coppi, Anquetil, Rivière, Merckx o come quando da Moser alla prima metà degli anni '90 si andava alla ricerca di bici e posizioni rivoluzionarie per portare a casa la miglior prestazione possibile. Fino al Record di Moser, e quindi dai 35,325 km di Henri Desgrange a Parigi l'11 maggio 1893, ai 49,431 km di Eddy Merckx a Città del Messico il 25 ottobre 1972, il Record era una sfida contro se stessi e contro i campioni che detenevano il primato. Dal Gennaio 1984 e dalla spedizione messicana di Francesco Moser, che, seguito da un equipe di medici, esperti di 4 Università, e accompagnato da tutta una serie di test e allenamenti specifici e da pratiche poi diventate illegali come l'autoemotrasfusione, in quattro giorni migliora due volte il primato, fissandolo a 51,151 km, il Record diventa una sfida tecnologica con le case costruttrici che vogliono mettere il proprio marchio sul prestigioso Record.

Dopo anni di soluzioni avveniristiche e posizioni impossibili che portano a record stratosferici come i 56,375 km di Chris Boardman a Manchester il 6 settembre 1996. L'UCI decide di fare un passo indietro e di bandire i risultati ottenuti con bici speciali, in pratica cadono tutti i Record da Moser in avanti e il limite tornano ad essere i 49,431 km fatti segnare da Merckx nel 1972. Con questa decisione cala anche l'interesse verso il Record e la disciplina conosce anni di declino e oblio. Fino allo scorso mese di Settembre, quando il Record è tornato in auge, solo Chris Boardman che a Mancherster il 27 Ottobre del 2000 fa segnare il nuovo record migliorando di 10 metri la prestazione di Merckx e l'anonimo Ond?ej Sosenka (49,700 km a Mosca il 19 luglio 2005) riscrivono la storia di una disciplina che ha ormai perso interesse.

Negli ultimi anni, di tanto in tanto era stato Fabian Cancellara a rilanciare l'idea di riscrivere il Record e l'interesse del fuoriclasse svizzero ha fatto sì che si riaccendessero i riflettori su questa disciplina anche se poi alla fine non ha mai provato a cimentarsi realmente in questa prova. Se oggi il Record è tornato in auge, lo si deve ad suo compagno di squadra, il tedesco Jens Voigt che prima di ritirarsi, a 43 e 1 giorno, è andato a stabilire il nuovo primato percorrendo sul nuovissimo velodromo di Grenchen 51,115 km. Un Record dal valore tecnico abbastanza modesto come poi dimostrato dall'austriaco della IAM Matthias Brändle che ad Aigle, lo scorso 30 Ottobre, ha stabilito il nuovo primato con 51,852 km, ma dall'impatto mediatico disarmante, visto che di fatto ha rilanciato la disciplina e reso immortale un corridore come Voigt, che anche nell'ultimo giorno della sua carriera, dove la gloria è stata tutta per lui, ha fatto da gregario o meglio da apripista ad una nuova fase di splendore per il Record.

I 51,852 km di Brändle, che hanno riportato il Record su un piano prettamente sportivo, visto che non c'è stato l'impatto mediatico suscitato da Voigt, hanno riacceso anche la corsa al Record da parte delle case costruttrici con la Scott che ha supportato al meglio la IAM e il corridore pur di andare a migliorare il primato che il tedesco aveva stabilito in sella ad una bici Trek. Con un risultato come quello del corridore austriaco, buono ma non imbattibile, è scaturita una caccia al Record che ha portato corridori e costruttori ad annunciare i tentativi di Record. Ad oggi la porta è aperta ancora a tanti, ma se dovessero scendere in campo i pezzi da novanta, il cerchio si stringerebbe parecchio, ecco quindi spiegata tutta questa fretta nella caccia al Record.

Nel breve volgere di 8 giorni, il Record potrebbe cadere per ben due volte visto che il 31 Gennaio a Melbourne ci proverà Jack Bobridge, mentre l'8 Febbraio a Grenchen, sul velodromo di casa della BMC, ci proverà Rohan Dennis. Il 27 Febbraio ci avrebbe provato anche Alex Dowsett, ma il britannico della Movistar è caduto in allenamento e ha riportato la frattura della clavicola, un incidente che lo ha costretto a rivedere i propri piani.

Per questi due tentativi c'è aria di Record, perché parliamo di due corridori che vengono dalla pista e la scuola australiana, assieme a quella britannica, è quella che negli ultimi anni ha raccolto i successi maggiori. Jack Bobridge che dopo alcuni anni inferiori alle attese, ha deciso di tornare a correre in Australia, in pista vanta un argento olimpico a Londra 2012 nell'inseguimento a squadre proprio assieme a Dennis, più tre titoli iridati e altre cinque medaglie mondiali, mentre Dennis che dallo scorso mese di Agosto difende i colori della BMC, 2 titoli iridati e 2 argenti.

Al recente Tour Down Under entrambi hanno mostrato un'ottima condizione con Bobridge che si è imposto nella prima frazione dopo una lunga fuga e Dennis che sfruttando anche la presenza in squadra di Cadel Evans, ha conquistato la classifica finale dello stesso TDU dove si è imposto anche in una frazione. La sensazione che anche stavolta possa finire allo stesso modo con Bobdridge in fuga e Dennis che va a riprenderlo e gli strappa le insegne del primato è concreta ma entrambi hanno la possibilità di scrivere il loro nome nella storia del ciclismo. In ogni caso sia Bobridge e la Cervélo, che Dennis e la BMC proveranno ad alzare ulteriormente l'asticella e a porla sempre più vicino a quel limite che presumibilmente fisseranno i fenomeni dei giorni nostri nelle prove contro il tempo come Wiggins, Cancellara e Martin, che hanno tutti costruttori diversi a spingerli verso il Record. Il primo a provarci, nella prossima primavera, dovrebbe essere il Baronetto britannico e a quel punto il Record riavrà il suo antico splendore e tornerà ad essere affare per pochi, pochissimi campioni e a quel punto più che una sfida al tempo diventerebbe una sfida personale.

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