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Tour de France: i cinque momenti italiani più belli

Scatta domani da Dusseldorf la centoquattresima edizione del Tour de France. Sono diciotto gli italiani al via, ecco le cinque imprese più belle dei nostri connazionali compiute oltre le Alpi durante la storia della corsa francese.

1924 - Ottavio Bottecchia è il primo italiano a vincere il Tour.

E' la diciottesima edizione della Grande Boucle, Ottavio Bottecchia, friulano con una storia che sarà per sempre avvolta nel mistero, parte per la Francia con il ruolo di gregario ma si ritroverà quasi inconsapevolmente ad indossare la maglia gialla fin dalla seconda tappa e la porterà fino a Parigi. Vince quel Tour grazie alla sua scorza contadina, a quel suo 'A vae mi a vinzer!' come se una forza sovrumana l'avesse fatto rendere conto delle sue doti. Lui che era diventato ciclista per non morire di fame, con il compenso che seguì la gloria, si costruì una casetta tutta sua.  

1948 '“ Gino Bartali vince il Tour de France (e placa gli animi in rivolta)
La storia della politica italiana si lega indissolubilmente all'estate rovente di quegli anni. Gino Bartali sta facendo faville al Tour de France e oltre le Alpi, dopo l'attentato a Togliatti, il Paese sembra essere sull'orlo di una guerra civile. Consapevole che il ciclismo fosse lo sport nazionale, la sera prima della quattordicesima tappa, il presidente del consiglio Alcide de Gasperi telefona a Bartali incoraggiandolo a inseguire la vittoria per rasserenare gli animi in rivolta. Una strana magia ciclistica che a quanto pare funzionò. Il primo gradino del podio del Ginettaccio a Parigi contribuì a rasserenare il clima di tensione e a unire la gente sotto il trionfo tricolore.

1992 - Chiappucci sul Sestriere.
E' l'ultima calda settimana di luglio sulle Alpi. Lo chiamano il Diablo, forse per quel suo modo di correre impulsivo e senza calcoli, tutto di sangue, è il carattere. Mancano 125 chilometri al traguardo quando Claudio Chiappucci stacca tutti i suoi compagni di fuga sull'Iseran e si butta in picchiata in un attacco solitario. Una follia, le solite. Ma lui forse un po' ci è abituato e nel tratto tra l'Isoard e il Moncenisio arriva persino ad essere maglia gialla. Un uomo al comando e gli altri a inseguire, il drammatico copione di una fuga che diventa più dolorosa che mai sulle prime rampe del Sestriere. Il vantaggio diminuisce senza sosta. Ma il Diablo quel giorno taglierà il traguardo in lacrime, vincendo e staccando Indurain di un minuto e quarantacinque secondi, regalando agli italiani davanti alla TV una delle imprese più sofferte e commoventi di tutte.

1998 - Lo scatto di Pantani sul Galibier.
Quel giorno sul Galibier pioveva, una pioggia incessante per una tappa di 189 chilometri da Grenoble a Les-Deux-Alpes. Marco Pantani attacca sul Galibier quando mancano quattro chilometri alla vetta, dietro di lui il gigante Ulrich in maglia gialla, a soli tre secondi. Mani basse sul manubrio imbastisce un'azione che rimarrà per sempre nella storia del Tour, rilanciando sull'ultima ascesa prima dell'arrivo, grazie all'incredibile tifo della gente che lo aveva visto spuntare da solo, in piedi sui pedali. Si prenderà la tappa e la maglia con un minuto e cinquantaquattro secondi su Rodolfo Massi.
Ulrich arriverà al traguardo con più di otto minuti di ritardo.
Quel giorno pioveva e Pantani entrava con uno scatto indimenticabile nella sua leggenda. 

2014 - Vincenzo Nibali sul podio di Parigi.
La città è quasi dorata nel tramonto. C'è il tricolore sul primo gradino del podio degli Champs-Elysées. Vincenzo Nibali vince il Tour de France in un'edizione spettacolare, con tre vittorie di tappa, tra cui una su un terreno mai provato: il pavè. Volava Vincenzo. Dopo sedici anni c'è ancora un italiano lassù. Commosso e poco incline ai discorsi, dopo quelle tre settimane di fatica. Eppure così commovente che persino in tv sembra quasi una visione o un sogno. Qualcosa che non ci credi. 
L'ultima vittoria italiana al Tour, l'ultimo romantico weekend a Parigi. L'ultima notte insieme.

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