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Tour de Suisse, il gigante che dorme

"C'era una volta..." è una delle espressioni più usate per l'inizio delle fiabe e tutti noi nella nostra vita ne abbiamo ascoltato almeno una. Le fiabe raccontano storie ambientate in un tempo indecifrato e quasi sempre presentano un lieto fine. Nel mondo del ciclismo spesso si parla di favola, di eroi e così via, a volte giustamente a volte un po' meno.

Stavolta non parliamo di una fiaba e di un tempo indefinito ma del Tour de Suisse che c'era una volta. La corsa a tappe elvetica giunta alla sua 79a edizione, non attraversa il suo periodo migliore e vive un momento di appannamento che dura da qualche anno. Oggi le corse a tappe più importanti sono senza dubbio i tre grandi giri, col Tour su tutti e inavvicinabile anche per Giro e Vuelta, ma un tempo era il Tour de Suisse ad essere la terza grande corsa a tappe dell'anno a discapito della Vuelta.

Fino agli anni 60 il Tour de Suisse per tanti campioni era un vero e proprio obiettivo stagionale e la sua collocazione, proprio come oggi, tra Giro e Tour era  l'occasione giusta per regolare i conti ancora aperti dal Giro o un gustoso antipasto di ciò che si sarebbe poi consumato sulle strade del Tour. Nel corso degli anni sono tanti i Campioni che hanno scritto il loro nome nell'albo d'oro del Tour de Suisse, dai padroni di casa Ferdi Kübler a Hugo Koblet, da Bartali a Merckx, da Saronni a Sean Kelly.

Negli ultimi anni, invece, sempre meno corridori da GT hanno scelto di correre il Tour de Suisse preferendo il Giro del Delfinato. Il problema del Tour de Suisse è che non vuole e non può considerarsi come una corsa di preparazione e di conseguenza viene snobbato, salvo poche eccezioni, da chi punta al Tour de France che al Delfinato trova gli stessi organizzatori del Tour, e almeno negli ultimi anni tappe e condizioni simili a quelle che ritroverà alla "Grande Boucle".

Con gli uomini da GT sempre più orientati verso la Francia, gli organizzatori hanno provato a disegnare percorsi nuovi e meno esigenti dal punto di vista tecnico, senza troppe salite dure e senza veri e propri tapponi di montagna. Questa nuova concezione della gara ha portato ad avere corse più incerte e aperte a più tipologie di corridori. Basti pensare che nel 2009 ha vinto Cancellara davanti a Tony Martin o che negli ultimi 3 anni si è imposto il portoghese Rui Costa che non è esattamente uno scalatore puro.

Più che la concorrenza del Delfinato il Suisse sta pagando l'eccessiva specializzazione del ciclismo moderno che impone ai suoi protagonisti di scegliere pochi e determinati obiettivi durante l'anno e di correre in funzione di questi. Nonostante l'assenza dei grandi interpreti dei GT, nel loro complesso, le start list del Giro di Svizzera rimangono di buon livello e tanti corridori vengono in Svizzera per vincere e non solo per prepararsi al Tour ma tutto ciò non può bastare per chi in passato era uno degli appuntamenti clou della stagione.

C'era una volta il Tour de Suisse ... dei campioni, mentre oggi in attesa del lieto fine come nelle fiabe, c'è un gigante che dorme in attesa di svegliarsi e di tornare ai fasti di un tempo.

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