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Un amore che non so spiegare

Lara D.



Che ruolo rivesti oggi nel mondo del ciclismo?

Appassionata ed ex atleta.

I passaggi principali della tua storia su due ruote?

Mi avvicino al mondo del ciclismo perché spinta dal papà, anche lui grande appassionato. Scelgo quindi il ciclismo e lascio perdere quasi subito il nuoto.

L'obiettivo che ti piacerebbe raggiungere da qui in poi?

Il mio sogno è possedere una squadra a livello professionistico da gestire con il mio compagno e poi realizzare una linea di abbigliamento per il ciclismo (e qui ormai ci siamo).

Qual è il primo ricordo legato alla bicicletta?

Il ricordo più bello legato al ciclismo è la mia prima 'biciclettina rossa' con la quale ho imparato a pedalare da sola aggrappandomi alla ringhiera dei balconi di casa.

La prima vera emozione? Entusiasmo o delusione?

L'emozione più bella forse la prima corsa, ma a dire il vero non me la ricordo bene, ero così piccola'¦ mentre la delusione è non aver mai vinto una gara.

Quando hai capito che correre stava diventando una cosa importante?

Correre per me è stato importante fin da subito; ad esempio non mi è mai pesato rinunciare alle uscite con gli amici il sabato sera e prepararmi seriamente. Mi ricordo che fin da piccola disputavo piccole corse in MTB davanti casa con le amiche. Vincevo sempre, che bello!

Il tuo campione di sempre? Anche del passato'¦

Il campione, direi idolo, è Jan Ullrich, un professionista tedesco; addirittura tenevo una sua foto sul manubrio perché pensavo che così sarei andata più forte, mentre tra gli italiani Michele Bartoli (avevo lo stesso casco).

La tua famiglia ti ha supportato? Gli amici hanno capito?

La famiglia mi è stata sempre vicina, soprattutto il papà, sempre presente sia in allenamento che in gara. I suoi consigli erano davvero preziosi. Mi ricordo ancora le uscite con lui in motorino e i risultati si vedevano, erano migliori di quelli delle mie compagne di squadra.

Chi più di altri ti ha trasmesso questa passione? Oggi con chi la condividi maggiormente?

La passione per questo sport mi è stata trasmessa da mio padre, ma ora la condivido maggiormente con il mio compagno e con gli amici; certo mi piacerebbe che mio padre tornasse ad appassionarsi come un tempo e ovviamente insieme a me.

Con quali parole spieghi alla famiglia e agli amici l'amore per le due ruote?

'L'amore per le due ruote' secondo me non si può spiegare. E' qualcosa che ogni appassionato, ogni corridore ha dentro di sé. E' uno stile di vita ma anche un modo per scaricare le tensioni accumulate durante il giorno di studio o di lavoro. Qualcosa che ti fa crescere e ti rende molto responsabile verso te stesso ma anche verso gli altri. Cresci con valori che solo lo sport sa insegnare.. è davvero 'un amore infinto' che manca quando non c'è'¦ è senso di libertà, pace e leggerezza!

A quale occasione importante hai rinunciato pur di uscire a correre?

Non penso di aver rinunciato a cose importanti. Forse qualche uscita con gli amici ma in realtà con gli stessi amici ho sempre condiviso l'amore per questo sport. Non mi è mai interessato andare in discoteca, esagerare e fare tardi. Le cose importanti per me? La bici, ma anche lo studio.

La gara più emozionante?

La gara più emozionante? Forse un 'Nazionale' a Sondrio dove, oltre ai genitori, erano presenti anche gli zii che mi hanno fatto sentire un enorme tifo di famiglia!

Il pubblico più caldo?

Il tifo più bello l'ho trovato alle corse amatoriali Gran Fondo che si sono tenute negli ultimi anni. Mentre a livello professionistico penso che il pubblico più caloroso sia quello belga, anzi ne sono certa.

Il circuito più impegnativo?

La corsa più impegnativa alla quale ho partecipato è stata sicuramente un campionato italiano nella città di Piatto - dove di piatto non c'era nulla - mentre a livello amatoriale la Maratona delle Dolomiti. Già il nome la dice lunga.

Quanti km percorri in un anno?

In diversi anni credo di aver raggiunto quota 8000/9000 mila. Oggi purtroppo riesco a pedalare molto meno di quanto vorrei.

Il professionista che più rispetti?

Il ciclista che ora stimo di più è il belga Tom Boonen, passista fisicamente molto forte e portato per correre le corse che amo di più: le Classiche del Nord. I due professionisti invece che non amo particolarmente sono Fabian Cancellara e Mark Cavendish, che trovo un po' troppo presuntuosi per i miei gusti, non me ne vogliano.

Cosa diresti agli automobilisti incattiviti?

Non direi, ma dico di tutto, compreso un po' di malaugurio (prima o poi qualcuno ti stirerà).

Se potessi aggiungere un optional magico alla tua bici cosa sceglieresti?

L'optional magico'¦ qualcosa che mi aiuti a disegnare meglio le curve in discesa e che mi permetta di mollare i freni, senza aver paura.

Ti è mai capitato di indossare una divisa che non ti piacesse?

Completi troppo corti!

Hai mai raccontato bugie pur di uscire a correre?

Nessuna bugia

Quante biciclette hai avuto?

Quattro

Ti è mai capitato di parlare con la tua bici?

Certo, io e la mia bici facciamo lunghi discorsi

Quanti capi di abbigliamento possiedi?

Tanti, ma sempre meno di quelli che possiede il mio compagno. Conservo anche le divise di quando correvo da ragazzina e alcune maglie regalatemi da amici professionisti. In particolare una maglia della nazionale Colombiana con dedica, indossata ad un mondiale da Diego Alejandro Tamayo Martinez e quella di campione nazionale vinta lo scorso anno da Francisco Ventoso. Sono i miei pezzi forti.

L'accessorio al quale non rinunceresti mai?

Il casco: W la sicurezza.

Sei superstiziosa? Qualche rito scaramantico?

Non in particolare. Ma prima di salire in sella faccio sempre il segno della Croce.

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