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Una gran voglia di pedalare

Roberto B.



Che ruolo rivesti oggi nel mondo del ciclismo?

Amatore 'evoluto' 5.000 km l'anno in MTB; partecipo ad alcune marathon classiche.



I passaggi principali della tua storia su due ruote?

Da ragazzino con la 'Roma Sport' facevo cross. 25 anni fa compro una MTB, comincio a fare gare, poi metto in piedi un Team a Lissone che, in 12 anni, porta a casa 2 titoli Mondiali Master e 15 campionati italiani. Poi la voglia di pedalare - e basta - prevale.



L'obiettivo che ti piacerebbe raggiungere da qui in poi?

La prossima estate percorrere le cime del Tour: il Tourmalet, il Galibier, il Mont Ventoux, l'Alpe d'Huez in MTB per poi scendere fuori strada.



Qual è il primo ricordo legato alla bicicletta?

Da ragazzino, con la prima 'Roma Sport' alla montagnetta di San Siro mi sentivo indipendente.



La prima vera emozione? Entusiasmo o delusione?

Nel 1996 ho partecipato ai campionati europei di MTB. Correvo per Scapin, il giorno prima, in ricognizione, un tecnico di Mavic mi consegna un paio di ruote Crossmax non ancora in commercio, mi dice: 'laissez-moi savoir vos commentaires' '¦ mi sono sentito un PRO, poi in gara il giorno dopo sono stato costretto al ritiro per un guasto tecnico. Gioie e dolori.



Quando hai capito che correre stava diventando una cosa importante?

Quando ho visto i benefici che portava al mio equilibrio psico-fisico.



Il tuo campione di sempre? Anche del passato'¦

Ned Overend nella MTB e Marco Pantani.



La tua famiglia ti ha supportato? Gli amici hanno capito?

Sì, capiscono quanto sia importante per me trovare sfogo dallo stress del lavoro, non hanno mai fatto problemi per le mie trasferte.



Chi più di altri ti ha trasmesso questa passione?

Un amico, poi sono diventato più appassionato di lui.



Oggi con chi la condividi maggiormente?

Amici di pedale, gente semplice e gente che come me pratica il ciclismo per rigenerarsi.



Con quali parole spieghi alla famiglia e agli amici l'amore per le due ruote?

Il mio corpo e il mio equilibrio ne sono dipendenti.



A quale occasione importante hai rinunciato pur di uscire a correre?

Devo dire che non è mai accaduto. L'ho fatto magari subito dopo.



La gara più emozionante?

La Roc D'Azur nel sud della Francia, una vera festa.



Il pubblico più caldo?

Agli Europei del 1996, la sfilata degli atleti la sera prima e gli applausi alla squadra nazionale'¦ li ho ancora in mente.



Il circuito più impegnativo?

La Rampilonga in Val di Fassa.



Quanti km percorri in un giorno?

In MTB 50-60.



Il professionista che più rispetti?

Tutti fino a che non incorrono nel doping.



Cosa diresti agli automobilisti incattiviti?

Scendi e vieni a prendermi!



Se potessi aggiungere un optional magico alla tua bici cosa sceglieresti?

Schiaccia '“ automobilista.

Ti è mai capitato di indossare una divisa che non ti piacesse?

Si, quando le disegnavo per la squadra: troppi sponsor da inserire in pochi centimetri di lycra.



Hai mai raccontato bugie pur di uscire a correre?

No.



Quante biciclette hai avuto?

Circa 10 '“ 12.



Ti è mai capitato di parlare con la tua bici?

Sono domande troppo intime.



Quanti capi di abbigliamento possiedi?

Quattro set estivi e due invernali più maglie che colleziono (almeno una ventina) .



L'accessorio al quale non rinunceresti mai?

Due: casco e Garmin.



Sei superstizioso? Qualche rito scaramantico?

Il riscaldamento prima della gara. Un'ora almeno percorrendo al contrario un giro del tracciato.

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