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Una rosa per quattro

Ancora poche ore e scatterà il 98° Giro d'Italia. Pur mancando il vincitore dello scorso anno Nairo Quintana e il miglior corridore italiano Vincenzo Nibali, sarà un Giro di buon livello e lo spettacolo non dovrebbe mancare.

Tra i cacciatori di tappa le vedette sono Philippe Gilbert e Simon Gerrans, mentre tra le ruote veloci oltre all'esordio assoluto di Tom Boonen va segnalato il ritorno sulle nostre strade del tedesco Greipel che tra gli altri se la vedrà con Matthews e i nostri Viviani, Nizzolo e Modolo. Come sempre i corridori più attesi sono quelli che si giocheranno la maglia rosa. La 'fight for pink' vera e propria dovrebbe essere un discorso a 4 tra Contador, Aru, Porte e Uran con Domenico Pozzovivo e Jurgen Van Den Broeck che cercheranno di inserirsi nella lotta per il podio. A differenza dello scorso anno non si parte con un corridore nettamente favorito e da questa situazione d'incertezza dovrebbe guadagnarne lo spettacolo.

Tutti e 4 i favoriti di questo Giro hanno alle spalle più di una partecipazione alla corsa rosa. Il più esperto è Rigoberto Uran che vanta due secondi posti negli ultimi due anni ma anche un 35° posto nel 2010 e un 7° nel 2012. Per il colombiano anche la maglia bianca nel 2012, due successi di tappa (Montasio 2013, Barolo 2014) e 4 giorni in maglia rosa (2014). Due partecipazioni è un podio per Fabio Aru che dopo l'esordio nel 2013 (42°) , si è rivelato lo scorso anno vincendo a Montecampione e chiudendo il suo primo GT da capitano al terzo posto. Precedenti alla mano il più atteso è Alberto Contador che in carriera ha disputato due volte il Giro (2008 e 2011) e due volte l'ha vinto, anche se la vittoria del 2011, al termine di un Giro dominato in lungo e in largo, è stata cancellata a con un colpo di spugna dal TAS per la vicenda del Clenbuterolo. Due sarebbero anche le vittorie di tappa (Etna, Nevegal 2011) e 20 i giorni in maglia rosa (7 nel 2008, 13 nel 2011). Richie Porte è invece l'unico di questo lotto di corridori a non essere ancora salito sul podio in un GT, anche per lui due partecipazioni (7° 2010, 81° 2011) con la maglia bianca nel 2010 e tre  giorni in  maglia rosa sempre nel 2010.

Se i precedenti non sono dalla sua parte, i risultati di questo 2015 decisamente si. Porte è quello che ha fatto meglio in stagione avendo vinto Parigi-Nizza, Catalunya e Trentino, chiuso secondo il Tour Down Under e quarto la Volta ao Algarve. Buona stagione anche se senza grossi acuti per Uran che dopo aver vinto il titolo nazionale a cronometro ha chiuso sul podio la Tirreno Adriatico e in quinta posizione sia il Catalunya che il Romandia, facendo meglio di Contador sia in Italia che in Spagna. Proprio lo spagnolo della Tinkoff che punta alla doppietta Giro-Tour è quello che ha più deluso le attese in questo primo scorcio di stagione, avendo vinto solo una tappa alla Vuelta Andalucia poi chiusa in seconda piazza alle spalle di Froome e arrivando quinto e settimo a Tirreno e Catalunya, non dando mai l'impressione di quel corridore brillante ammirato lo scorso anno, ma visti i suoi obiettivi non poteva essere in condizione già ad inizio stagione. Fabio Aru è quello che ha corso di meno di tutti, prendendo parte solo a Parigi-Nizza e Catalunya. In Spagna aveva chiuso in sesta posizione e aveva fatto capire di essere sulla strada giusta ma un virus intestinale lo ha fermato alla vigilia del Trentino e ne ha ritardato l'avvicinamento.

Contador può vincere perché il palmares parla per lui e perché uno che ha vinto tutti e i tre grandi giri non teme pressione e avversari. Psicologicamente è il più forte dei quattro e anche quando non è al massimo può inventarsi sempre qualcosa. In salita verosimilmente sarà il più forte e a crono è superiore ad Aru e se la gioca con Uran e Porte ai quali al massimo concederà qualcosa qualora le cose si mettessero male. Dalla sua ha una grande squadra con gregari del calibro di Kreuziger, Basso e  Rogers.
Rischia di perdere perché volendo centrare l'accoppiata Giro-Tour non potrà essere al massimo e dovrà cercare di correre spendendo il meno possibile. Essendo il più atteso dovrà controllare la corsa in più occasioni, soprattutto nelle tappe di montagna, anche se la maglia rosa dovesse indossarla qualcun altro.

Uran può vincere perché è solido e sa gestirsi bene, conosce i suoi limiti e corre di conseguenza. La maxi crono di Valdobbiadene gli strizza l'occhio e a ben vedere il percorso deve temere solo le tappe del Mortirolo e del Colle delle Finestre, per il resto si arriverà su salite in cui può difendersi bene.
Rischia di perdere perché non ha il colpo del ko, non ha quella capacità di staccare tutti in salita o di inventarsi il numero che ribalta il Giro. Verosimilmente dovrà difendersi in quasi tutti gli arrivi in salita. La squadra al suo fianco è sicuramente più debole rispetto a quella degli avversari e se dovesse prendere la maglia rosa, come accaduto lo scorso anno, potrebbe essere molto difficile controllare la gara.

Aru può vincere perché può fare la differenza in salita. Nel 2014 sia al Giro che alla Vuelta ha dimostrato di avere quelle accelerazioni che fanno male a tutti. La sua capacità di recupero potrebbe aiutarlo a fare la differenza dopo la crono e la presenza di compagni di squadra di valore potrebbe aiutarlo ad inventarsi qualche azione per recuperare terreno.
Rischia di perdere perché nella crono è più debole rispetto agli avversari e il distacco accumulato dovrebbe essere nell'ordine dei minuti e non dei secondi. Gli intoppi degli ultimi giorni si faranno sentir nella prima parte di Giro e i pochi giorni di corsa nelle gambe potrebbero metterlo un po' in difficoltà nelle prime frazioni ai primi cambi di ritmo importanti.

Porte può vincere perché ha dimostrato di essere il più in forma in questa stagione. In salita ha dimostrato di aver raggiunto un ottimo livello e non dovrebbe pagare moltissimo, come Uran può sperare di fare la differenza nella maxi crono della 14a tappa. Ad aiutarlo nei momenti difficili una squadra di livello con gente come Konig e Nieve capace benissimo di piazzarsi nei 10 in questo Giro se solo avessero la possibilità di fare la propria corsa.
Rischia di perdere perché va forte da inizio stagione e un calo di condizione è più che lecito. Per la prima volta parte da capitano e dovrà reggere questa pressione ma soprattutto dovrà dimostrare di tenere le 3 settimane di corsa e finora in carriera non c'è mai riuscito, alternando giorni di grazia a crolli quasi inspiegabili. Altra spina nel fianco la presenza in squadra di un corridore come Konig che sulla carta parte come gregario ma che sotto sotto nutre la speranza di sovvertire le gerarchie strada facendo.

A Milano dovremmo vedere festeggiare uno di questi quattro corridori e comunque vada si tratterà di un vincitore importante per il Giro. Contador sarebbe certamente il nome di maggior appeal e darebbe a questo Giro grande visibilità e prestigio internazionale. Aru sarebbe un bel colpo per gli sponsor e per il nostro movimento. La vittoria di Uran oltre a regalare la definitiva consacrazione al corridore andrebbe ad accrescere ancor di più l'esposizione del Giro in un continente come quello sudamericano dove il ciclismo è in grossa espansione. La vittoria di Porte invece farebbe da traino in quel mondo anglosassone che negli ultimi anni sta facendo vedere le cose migliori nel ciclismo.

Adesso ci aspettano 21 giorni di corsa, 7 arrivi in salita, 43.000 metri di dislivello e 3486 chilometri per conoscere l'erede di Nairo Quintana sul trono "della corsa più dura del mondo nel paese più bello del mondo".

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