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Uomini da Grandi Giri e dove trovarli

La Tirreno-Adriatico è così lontana dal Giro d'Italia, se ci si pensa. In mezzo c'è la Milano-Sanremo, la Campagna del Nord e quella delle Ardenne, più una manciata di corse famose o meno. Un lasso di tempo infinito o forse breve, da riempire a piacere: calcoli, allenamenti, previsioni, incubi, supposizioni. Il ciclismo è un posto incerto, come la sua indole. La sola cosa che sai è che ami andare in bicicletta e questa sicurezza riesce ad essere talmente forte da tenere in piedi tutto. E' abbastanza, proprio come tutti gli amori grandi e profondi e indistruttibili. 

E' ancora presto, dicono. La Tirreno è una corsa di avvicinamento. O forse un antipasto. Dove tutti si squadrano per capire chi si prenderà l'ultima tartina, alla fine. O l'ultimo flute di vino. Un piccolo grande giro di prova dove scovare gli uomini che andranno alla conquista delle classifiche generali quest'anno, dove vedere chi ha già le gambe per scattare, per lasciare tutti lì.
Di sicuro Quintana al Terminillo non è stata una sorpresa, anche quelli che dicevano che il Condor non fosse più capace di attaccare, che si fosse convertito a una sorta di attendismo valverdiano, si sono dovuti ricredere. D'altronde lui è stato abituato così, a non far caso alla sofferenza della montagna: tutti i santi giorni andava a scuola e tornava in bicicletta, ha imparato a volare per necessità, come fanno i cuccioli appena fuori dal nido. Qui, però, il solito uccellino spennato è Vincenzo Nibali. Dopo un Terminillo poco brillante, i ds d'Italia si sono sfogati. Vincenzo è sempre stato un corridore atipico: gli hanno sempre rimproverato di avere troppo cuore ma non era quello il problema bensì il sapere dove indirizzare tutto quell'istinto di attaccare, di provarci, ad ogni costo, anche a quello di perdere. Ha imparato con il tempo e il tempo gli è stato giusto giudice. Il Giro e poi il Tour, le Tirreno, il Lombardia e poi ancora, tutto il resto che non serve elencare. D'altronde il tempo è una chiave giusta per leggere la carriera degli uomini destinati ai Grandi Giri. Ci si accorge con il passare delle stagioni di potersi dividere su più terreni, di riuscire a reggere tre settimane. Ci si accorge con il tempo che la condizione, quella vera, la senti solo tu.

Chi è uscito come un semi eroe da questa settimana è Alberto Contador che continua a stupire anche in quella che dovrebbe essere la sua ultima stagione. Pochissimi secondi a dividerlo dalla vittoria della crono finale della Paris-Nice gli hanno garantito l'approvazione di tutti e persino le lacrime di quelli che già nostalgicamente pensano a quando non lo vedranno più alzarsi sui pedali durante le tappe più dure. Un modo per dire che non lascerà facilmente il Tour de France a Quintana, nonostante quest'ultimo punti dichiaratamente alla fantomatica doppietta.
Tornerà in Colombia, il Condor. Resterà in altura fino a maggio, a prepararsi come è abituato, su e giù dalle montagne di casa sua. A respirare l'aria che gli ha suggerito il destino. 
In fin dei conti, tre settimane possono essere infinite o brevissime. In fin dei conti ognuno ha il suo modo per cercare il punto d'equilibrio perfetto.  A volte è una questione di testa, ma il più delle volte solo di cuore

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