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Vecchie emozioni

Come sempre il Mortirolo era una delle salita più attese del Giro e ancora una volta non ha deluso le attese. Sul gigante lombardo abbiamo assistito a uno spettacolo che ricorderemo per anni.  Nel vedere questa frazione mi sono emozionato come non mi capitava da tempo. Non che il ciclismo non mi attiri più come un tempo o che la passione per questo sport stia scemando, semplicemente da quando i corridori della "mia" generazione sono invecchiati  appendendo la bici al chiodo o riducendo la loro competitività per l'incedere degli anni, ho iniziato a guardare le gare in modo un po' più distaccato, senza più quel trasporto che avevo qualche anno fa.

Non a caso tra i ciclisti che preferisco ci sono due over 35 come Purito Rodriguez e Alejandro Valverde. Alberto Contador, probabilmente il miglior interprete dei GT degli ultimi 15 anni, non è mai stato uno dei "miei" corridori. Spesso preferivo i suoi avversari, anche quando erano palesemente meno forti e spettacolari di lui. Ma dopo quanto visto nell'ascesa del Mortirolo, lo guarderò con occhi completamenti diversi.

Tanti hanno paragonato la sua scalata a quella di Marco Pantani ad Oropa al Giro 1999 e anch'io non ho potuto fare a meno di pensarci e questo e mi ha riportato a quel giorno di 16 anni fa. Entrambi attardati da una foratura e costretti a rimontare su un gruppo lanciatissimo, con Contador che proprio come il Pirata, ha ripreso uno ad uno i suoi avversari e ha mostrato tutta la sua forza.
Il paragone ci sta tutto ma se devo scegliere quella che mi resterà nel cuore, scelgo l'impresa di Alberto e non perché è più vicina nel tempo o nitida nella memoria, ma perché è stata un qualcosa di diverso, di più inaspettato e soprattutto di più vissuto.

La vittoria di Pantani l'ho vista più volte, ma mai in diretta. Ricordo che quel 30 Maggio 1999, proprio nel momento della foratura del Pirata, la Rai ebbe la brillante idea di sfumare il Giro a favore di un Play Off di serie C2 tra Turris e Messina. Sarebbe più corretto dire che questa decisione gli fu imposta per motivi di ordine pubblico o qualcosa del genere ed io che come spesso mi capita ancora oggi, anziché essere a casa ero a Torre del Greco (la città della Turris) e fui costretto a perdermi quello show che fino a martedì scorso sembrava irripetibile o quasi. Quel giorno cercai di seguire la corsa alla radio o nei vari approfondimenti del dopo tappa, il giorno dopo corsi in edicola a comprare la Gazzetta ma quell'impresa e il suo pathos me li ero persi. Rivedere la tappa conoscendo già il risultato mi fece capire la portata dell'impresa realizzata da Pantani ma non fu la stessa cosa.

Negli ultimi anni di vittorie bellissime e cavalcate solitarie ne abbiamo viste, da italiani abbiamo ancora negli occhi il trionfo di Nibali al Tour, ma nessuna mi ha preso come questa che ci ha regalato Alberto all'ultimo Giro della sua carriera. Quei tre quarti d'ora che Contador ha impiegato per scalare il Mortirolo, me li sono goduto dal primo all'ultimo metro, sembrava che non esistesse più niente, l'unica cosa che mi interessava era vedere come sarebbe andata a finire. Vederlo salire e recuperare in quel modo su una delle salite più dure del mondo è un qualcosa che riconcilia con questo sport e mi ha ricordato ancora una volta la bellezza e il fascino del ciclismo e dato la definitiva convinzione che Contador non è un campione ma un Fenomeno. Fino a Milano c'è ancora qualche tappa da fare e qualcuno proverà a metterlo in difficoltà ma per quanto fatto sul Mortirolo ha già vinto e quella rimonta vale forse più della maglia rosa.

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