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Vincenzo Nibali di nuovo sulla Montagna Incantata

Il Medioriente è una terra d'incanto, senza dubbio. Anche se gran parte dei suoi luccichii di oggi non hanno a che fare con le Mille e una notte ma con qualcosa di un po' più vile. D'altronde la corsa all'oro non basta quando quell'oro è più di tutto uno status. Prima orologi, vestiti, gioielli. Poi case, barche, grattacieli. E lo sport. Perché se c'è una cosa che proprio fa invidia della vecchia Europa è la profonda tradizione sportiva, una di quelle cose che non ha prezzo. O meglio, una di quelle cose che non si può comprare. A meno che quella tradizione sia in crisi.

Anche se è difficile non pensare al fatto che queste corse abbiano totalmente sconvolto i ritmi del WT, depredando le prime corse italiane del calendario, sicuramente il Tour dell'Oman con le sue strade larghe, solitarie che attraversano un suolo quasi marziano, ha un fascino suo.
Jebel Akhdar significa 'Montagna Verde' ed forse il luogo più alto, spettacolare e incontaminato del paese. Nei paesi vicini si distilla acqua di rose, si raccolgono albicocche, melograni, pesche e noci. Un piccolo paradiso naturale che ha poco a che fare con il ciclismo anche se dal 2011 questo è un arrivo di tappa consolidato. Il pubblico totalmente assente sulle strade parla di una evidente difficoltà nel far rientrare questa cultura in un'altra, ben consolidata, che affonda radici in altri contesti, diametralmente opposti.
Eppure questa è una montagna e come tutte le montagne ha un rapporto speciale, quasi incantato, con il ciclismo, in un modo o nell'altro.
Vincenzo Nibali aveva vinto qui nel 2012, in maglia Liquigas, una delle squadre italiane che in un certo senso hanno fatto la storia degli ultimi anni, vero e proprio vivaio di talenti dal quale sono usciti molti campioni di oggi. Un nome su tutti Peter Sagan ma anche lo stesso Nibali, appunto, e poi Viviani, Oss, Capecchi, Guarnieri, Moser. Una di quelle realtà che si è dovuta arrendere piano piano ai ritmi imposti dalle nuove dinamiche economiche. Fatto sta che quello era un momento d'oro.  Vincenzo arrivava dall'ennesima delusione del Lombardia. Nuova stagione, nuovi propositi. Non era il Nibali di oggi, quello che ha imparato a incanalare in modo giusto gli impeti della passione. Allora era il campione che faceva troppi sbagli, il pubblico non riusciva a perdonargli il fatto che il cuore sovrastava tutto. Troppo istinto, troppa foga, troppa voglia di attaccare e lasciare tutti lì. Azioni meravigliose che forse la gente definiva grezze e invece erano così spontanee che andava bene così. Chi ha sempre avuto l'occhio sapeva che Vincenzo era un ragazzo che poteva imparare da solo. D'altronde, a uno così non si può certo togliere il cuore o l'istinto. Tutte le vittorie sono state impreziosite da questo lato della sua personalità che l'hanno reso il nostro portabandiera nel mondo.
Qualche giorno fa, sulla Green Mountain, Nibali è tornato a vincere. Di tempo, da allora, ne è passato e di cose ne sono successe. Il siciliano è reduce da un Lombardia trionfale. Attacco perfetto, arrivo perfetto. Senza mai voltarsi. Nel frattempo, dall'ultima volta che ha alzato le braccia quassù, ha vinto due titoli italiani, un Giro d'Italia e un Tour de France. E' un Vincenzo diverso, anche se in fondo sempre uguale. Perché l'essenza di un campione resta, è la fiamma attorno alla quale si costruiscono i suoi successi. Questo è un ritorno strano, quasi voluto dal destino, un sigillo, uno di quelli piccoli ma significativi.
Staccare l'avversario di nuovo su quell'ultima rampa. E forse importa a metà il fatto che ci sia stato poco o nessuno ad applaudirlo. E' un ritrovarsi, quasi. 

L'istinto. E' sempre stata la sua guida, qualcosa che lo plasmava e che ora plasma lui stesso. E adesso che lo contendono in quattro per la prossima stagione, ora che dovrà scegliere e inevitabilmente l'ago della bilancia sarà il fattore economico, ci sarà il giro di boa. Quando un campione può scegliere, tutti si aspettano che faccia una scelta da campione. Perché il potere, alla fine di tutto, resta sempre lì. Nelle gambe. Sono il più vero ed efficace strumento per arrivare in cima. Sta a noi far capire che per certe cose non c'è prezzo. Che ancora oggi certe cose non si possono proprio comprare.

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