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Vuelta, Giro e Tour: il sorpasso?

Il Tour è senza dubbio l'evento clou del calendario ciclistico e si colloca tra i primissimi eventi sportivi in generale. Tornando al ciclismo, il Giro d'Italia e la Vuelta a Espana si contendono da qualche anno il ruolo di seconda corsa dell'anno. A vedere la startlist non ci sarebbe paragone con la Vuelta che presenta al via un cast nettamente superiore a quello del Giro, e il discorso non riguarda solo le edizioni di quest'anno.

A favorire la Vuelta oltre alla vicinanza col Tour, visto che da un paio di stagioni l'inizio della corsa iberica è stato anticipato di una settimana, c'è anche un percorso meno esigente con tappe più brevi e senza grosse salite che permette proprio ai delusi del Tour di andare a cercare il riscatto o a coloro che escono bene dalla Grande Boucle di provare ad allungare la propria stagione. Un discorso che per il Giro non può valere visto che Vegni e la sua squadra propongono percorsi esigenti ed in linea con la storia del Giro.

Se contasse solo la presenza dei campioni al via, non ci sarebbe partita con la Vuelta che sarebbe subito a ruota del Tour. Quest'anno al via di Marbella si sono schierati Froome, Quintana e Valverde, vale a dire il podio del Tour, Fabio Aru e Mikel Landa che sono saliti sul podio al Giro, Vincenzo Nibali che in carriera ha vinto tutti e 3 i grandi giri, Joaquim Rodriguez che è salito sul podio in tutti e 3 i GT. Tra i grandi mancava solo Contador che invece era presente al Giro ed era la vedette della corsa rosa, mentre le altre stelle erano Aru, Porte e Uran. Un paragone quasi imbarazzante per il Giro.

Però in un grande giro non conta solo il cast dei partecipanti, entrano in gioco altri fattori come il percorso e l'organizzazione dell'intera gara. A livello di percorsi non c'è storia, nel Giro non mancano mai i tapponi alpini e dolomitici che permettono di sognare grandi imprese e danno ai corridori quantomeno la possibilità di provare a ribaltare la situazione qualora ne avessero la necessità. Che poi queste tappe non sempre vengano sfruttate a dovere non è certamente colpa degli organizzatori.

Alla Vuelta invece ogni anno ci sono 10 arrivi in salita ma spesso parliamo di strappi piazzati al termine di tappe completamente piatte. Col risultato di frazioni noiose con la battaglia ristretta a pochi km se non addirittura a poche centinaia di metri. Anche se a dire il vero oltre a i percorsi ad incidere negativamente sono le energie dei corridori che a fine stagione sono ridotte al lumicino. Quindi al tirare delle somme può risultare più spettacolare avere al via della corsa atleti di alto livello che hanno in quella corsa il loro obiettivo stagionale e non grandi campioni che hanno già dato il meglio in corse precedenti.

Un altro punto che fa la differenza a favore del Giro e l'organizzazione della gara. Da questo punto di vista in Spagna le cose non sono andate esattamente per il verso giusto a partire dalla cronosquadre neutralizzata del primo giorno, una situazione che non fatto bene né all'immagine della corsa né a quella delle squadre che nonostante i mesi a disposizione non avevano controllato il percorso.  Per non parlare poi delle immagini televisive con pochissime moto ripresa in gara, con la regia che spesso si è persa gli scatti decisivi e nelle tappe più movimentate con inquadrature che saltavano da un gruppetto all'altro senza far capire quale fosse l'esatta situazione in gara.

Al momento il Giro continua a restare la seconda corsa alle spalle del Tour ma di certo c'è tanto da fare per cercare di avvicinarsi al Tour e per respingere l'assalto della corsa spagnola bisognerà lavorare per avere al via un cast con qualche stella internazionale in più.

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