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V.U.E.L.T.A.

Dopo tre settimane intense si è conclusa la Vuelta, l'ultima grande corsa a tappe della stagione. Come ogni anno la corsa spagnola chiude i giochi e non offre ai suoi protagonisti possibilità di rivincita. Non è stata un edizione da ricordare negli annali per lo spettacolo offerto ma si spera possa essere ricordata come quella del primo successo di Fabio Aru. Oltre alla nuova maglia roja, ci sono stati altri protagonisti e storie da raccontare.

V come Vittoria, quella che consacra definitivamente Fabio Aru tra i grandi interpreti delle corse a tappe. Il sardo dell'Astana ha vinto con pieno merito una gara in cui c'erano tutti i più forti specialisti dei GT ad eccezione di Contador. Non tutti sono stati all'altezza delle aspettative ma questo non può in nessun caso sminuire il successo di Aru. Anche in questa Vuelta il capitano dell'Astana ha mostrato una grande forza mentale e le sue doti di resistenza, due punti fondamentali nelle corse a tappe. Dopo questo successo per Fabio si apre una nuova fase della carriera, visti i risultati fin qui ottenuti e la crescita costante avuta negli ultimi due anni, l'impressione è che il meglio debba ancora venire.

come Ultrastrong, l'unico modo in cui si può definire Adam Hansen. L'australiano della Lotto Soudal arrivando a  Madrid ha portato a termine il suo 13esimo GT consecutivo. Una striscia iniziata proprio in Spagna nel 2011 e destinata a proseguire nella prossima stagione dove cercherà di migliorare e rendere difficile da battere questo record ottenuto alternando fatica, vittorie, cadute, lavoro per i propri capitani e momenti di ilarità in gruppo e con i tifosi.

E come Esteban Chaves, che finalmente dopo tanti problemi fisici finalmente è riuscito a mostrare al mondo i suoi numeri. Il quinto posto finale, abbinato ai due successi di tappa e ai sei giorni in maglia rossa, gli consente di mettersi definitivamente alle spalle il terribile incidente patito al Laigueglia 2013 che rischiava di mettere fine alla sua carriera. Tra i GT la Vuelta sembra l'unico alla sua portata ma Chavitodiventerà sicuramente uno dei protagonisti delle classiche più dure a cominciare da quelle delle Ardenne.

come Loser, il modo in cui è un pò ingenerosamente additato Joaquim "Purito" Rodriguez. Il secondo posto conquistato a Madrid è uno dei meno amari della sua carriera in quanto abbastanza inaspettato. Alla partenza di Malaga era praticamente impossibile trovare una sola persona che gli dava tutta questa fiducia. Il percorso gli si addiceva particolarmente ma lui non è più quello di qualche anno fa e di più non poteva fare. L'ultimo treno per la vittoria sembra ormai passato ma se in carriera avesse vinto di più non sarebbe così amato.

come Tom Dumoulin. L'olandese della Giant, la grande sorpresa di questa Vuelta, sembrava imbattibile fino a sabato mattina ma poi nella tappa di Cercedilla ha perso tutto, vittoria, podio e top five. Poco male per chi si è scoperto improvvisante uomo da GT. Il fatto che abbia perso tutto negli unici due tapponi di montagna non gli lascia grandi speranze per il futuro. Difficilmente diventerà un vero uomo da GT ma in questa vuelta è stato eccezionale. Viste le sue doti a cronometro, il ciclismo ha trovato un nuovo campione.

come Astana, dominante al Giro, impalpabile o quasi al Tour, per la squadra kazaka questa era l'ultima occasione per non chiudere la stagione senza successi finali nelle grandi corse a tappe. Un vero smacco per una squadra che punta tutto su queste corse, per fortuna ci ha pensato Fabio Aru  a mettere le cose a posto. Anche in Spagna gli azzurri hanno saputo controllare al meglio la corsa e supportare il proprio capitano. Nonostante l'espulsione di Nibali e l'insubordinazione di Landa si sono dimostrati i più forti in corsa e la vittoria finale è stata anche la conseguenza di questa forza, basti pensare che a differenza di Aru, Dumoulin ha corso praticamente da solo tutta la Vuelta.

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