Armstrong, la fine di un'era

Il Tour de France che chiuse la carriera dell'uomo più controverso del ciclismo moderno e la fine di un'era di completo dominio, una benedizione per alcuni e una maledizione per altri.

Ci sono giorni e tappe che più di altri rimangono nella memoria, alcuni lo diventano col passare del tempo diventando ad esempio l'ultimo trionfo di un fuoriclasse, altri lo diventano immediatamente quando assistiamo all'esplosione di un giovane talento o all'ultima recita di un grande campione. L'11 Luglio 2010, sin da subito è parso come una giornata storica, anche se poi col tempo è come se non fosse mai esistito, quel giorno infatti ci fu la resa totale e incondizionata di Lance Armstrong sulle strade del Tour de France.

Dopo i sette trionfi consecutivi tra il 1999 e il 2005 e il podio del 2009 dopo tre anni e mezzo di inattività, per il 2010, complice anche il ritorno al ruolo di capitano unico, nella nuova RadioShack, dopo le polemiche con Contador del 2009 in casa Astana, per Armstrong l'obiettivo unico era quello di tornare a trionfare al Tour prima di smettere definitivamente.

lance armstrong tour 2010

L'inizio è confortante con Lance che nel prologo di Rotterdam si piazza in quarta posiziona ed è il migliore tra gli uomini di classifica. Le buone impressioni si confermano anche nella prima frazione di montagna, sul massiccio del Jura, con arrivo a Station des Rousses. L'Astana di Contador prova a scandire il ritmo ma un Lance sempre a ruota dei gregari di Alberto, scoraggia qualsiasi attacco.

A fare sul serio si inizia l'indomani, quando il Tour affronta le Alpi e si arriva a Morzine. Il calvario di Lance pare iniziare dopo appena sei km quando una caduta pare coinvolgerlo ma come ai vecchi tempi, riesce ad evitarla passando sull'erba e la memoria va subito a quel passaggio tra i campi per evitare Beloki qualche anno prima. Che il tempo sia passato anche per lui, Armstrong lo capisce qualche km prima che inizi il Col de la Ramaz quando cade ed è costretto ad inseguire, non proprio la situazione ideale per chi alla partenza aveva lamentato problemi fisici.

Come spesso accade, l'inseguimento si conclude all'imbocco della salita. Sulle prime rampe alpine del Tour, è la Sky di Wiggins a dettare il ritmo ma la corsa cambia quando a fare il ritmo sono i danesi della Saxo Bank per Andy Schleck. A 38 km dall'arrivo il colpo di scena, per la prima volta da quando è tornato a correre dopo il tumore, l'americano da una sensazione di impotenza.

Sul Col de la Ramaz, scortato dai compagni di squadra cerca di tenere botta scollinando a 1'10", la resa vera e propria avviene su una salita di terza categoria, quella di Les Gets, quando ad un chilometro dalla vetta rinuncia ad inseguire. Gli ultimi 22 chilometri sono una triste processione verso il traguardo per quello che per 10 anni era stato il tiranno della corsa più importante del mondo.

A Morzine, Lance scortato da Janez Brajkopvic, arriva con un distacco di 11'45" da Andy Schleck quando Cadel Evans, è già salito sul podio per indossare  quella che è la prima maglia gialla della sua carriera. Tra Ramaz, Les Gets e Morzine Lance diventa improvvisamente umano e va troppo più piano dei suoi avversari per limitare i danni o rimanere in lotta per la vittoria finale. Si chiude un'era non solo per il Tour ma per tutto il ciclismo, quel Re mai troppo amato sia per i suoi modi da tiranno, sia per la sua schiacciante superiorità, si arrende al passare del tempo e lascia definitivamente il centro della scena.

Qualche anno dopo sarà la giustizia sportiva a cancellarlo dalla storia del Tour, ma per chi quelle corse le ha viste, la fine dell'era Armstrong sarà collocata sempre l'11 Luglio 2010, per un giorno accolto come una liberazione da tanti e come una maledizione da chi nel ciclista americano aveva visto la favola di chi riesce a prendersi la sua rivincita sulla vita.