Gaviria, la nuova stella delle volate

Che Fernando Gaviria fosse un predestinato non l'abbiamo scoperto durante l'ultimo Giro d'Italia. Prima su pista e poi su strada erano stati già tanti i successi e i “numeri"  d'alta scuola che avevano fatto gridare alla nascita di un fenomeno. Chi non segue il ciclismo su pista, dove il colombiano è stato campione del mondo nell'Omnium sia nel 2014 che nel 2016, ha imparato a conoscerlo al Tour de San Luis 2015, quando da perfetto sconosciuto, si tolse lo sfizio di battere due volte su due, nelle prime due frazioni, Mark Cavendish.

Già in quei giorni, la Etixx che aveva Mark Cavendish e trattava con Marcel Kittel, decise di scommettere su di lui, ingaggiandolo immediatamente. In nemmeno due stagioni con la maglia della squadra belga, Gaviria ha già dimostrato di non essere solo un velocista ma anche un corridore avvezzo alle classiche, comprese quelle del pavé dove ha mostrato un certo feeling con le pietre e senza più Tom Boonen in squadra non è impensabile ipotizzare che la formazione di Lefevre voglia farne uno dei capitani per questo tipo di corse.

Oltre a vincere, Fernando ha fin qui dimostrato una grandissima sagacia tattica come possono testimoniare il nostro Davide Martinelli e Maxi Richeze, che da apripista del colombiano, si sono ritrovati a vincere grazie al suo colpo d'occhio, che gli aveva fatto capito in anticipo che non c'era nessuno in grado di superarli e quindi in uno slancio di generosità, non comune per i velocisti, di lasciargli il successo.

Prima del Giro, il successo che meglio ne rappresentava la sensazione d'onnipotenza che da quando tutto va per il meglio era la scorsa Parigi-Tours, quando si era imposto uscendo dal gruppo a 700 metri dal traguardo, nonostante potesse aspettare tranquillamente la volata finale, visto che poteva contare tra gli altri su Matteo Trentin.

Le quattro vittorie al Giro hanno mostrato tutte le sue qualità, a Cagliari ha vinto anzitutto leggendo bene la situazione, facendosi trovare pronto nei ventagli finali, limitandosi quasi a fare il compitino nello sprint, visto che il lavoro della squadra, aveva di fatto eliminato dalla contesa per la vittoria i suoi avversari più pericolosi. A Messina, in un finale difficile per la sua squadra, col treno Quick Step non sincronizzatissimo, ha mostrato una grande lucidità lasciando la ruota di Richeze per prendere quella di Bennett che aveva dalla sua il miglior treno di giornata. A Reggio Emilia invece la sua squadra, e Richeze in particolare non ha sbagliato nulla, servendogli la vittoria su un piatto d'argento. Il successo più bello è arrivato a Tortona.

Nella cittadina piemontese, Gaviria ha messo in mostra, proprio come alla Parigi - Tour, tutta la sua classe, rimontando quasi dalla decima posizione, praticamente a velocità doppia, dopo essersi infilato in un pertugio, opportunamente creatogli da Richeze, impossibile quasi per tutti, che hanno portato a paragonarlo con Robbie McEwen, uno che davvero riusciva ad infilarsi dove sembrava non esserci lo spazio materiale per farlo.

Il Giro, che era il suo primo GT, e dove era venuto anche per fare esperienza, dopo un inizio un po' difficoltoso, con la mancata volata nella prima frazione e il quarto posto di Tortolì, dopo un contatto con Ewan, lo ha definitivamente lanciato tra i grandi delle volate. I quattro successi conquistati, oltre al giorno in maglia Rosa e la maglia Ciclamino, mettono la Quick Step nella "difficile" situazione di scegliere, quantomeno per il futuro, tra lui e Kittel, e visti i 6 anni di differenza e il fatto che il tedesco non lo abbiamo ancora visto ai livelli toccati nel biennio 2013/2014 quando pareva aver messo fine all'era Cavendish, non è difficile ipotizzare su chi cadrà la scelta della Quick Step.