Red Hook Crit, scatto fisso e la storia di una rivoluzione

La Red Hook Crit rivoluziona da oramai dieci anni il movimento dello scatto fisso, nato dalla cultura urbana e dalla voglia di sfiorare il limite. Uno sport estremo dalla storia breve, intensa e adrenalinica proprio come i circuiti notturni attorno alle città.

Si può dire che lo scatto fisso esiste da quando esiste la bicicletta, il meccanismo della ruota libera fu introdotto solo più tardi ed ebbe naturalmente rapida diffusione.
Oltre al più classico impiego nella specialità della pista, verso la fine degli anni Ottanta, negli Stati Uniti, la bicicletta a scatto fisso comincia a diventare la vera protagonista di una street culture pari allo skateboard. I bike messenger – corrieri in bicicletta – la usano per velocizzare le consegne nelle città bloccate dal traffico e fanno del proprio lavoro un autentico lifestyle, sfidandosi nelle alleycat – gare con formule sempre diverse che mettono alla prova le abilità tramite checkpoints – e questo contribuisce non poco a costruire il fascino del ciclismo senza freni, tant’è che nel 1986 esce il film Quicksilver con Kevin Bacon nel ruolo di un broker di successo che improvvisamente perde tutto e va a fare il bike messenger zizgagando per le strade di New York.

bike messenger

Le gare pazze e clandestine sembrano fatte apposta per seguire l’anima dei bassifondi delle città e il senso del rischio, di correre al buio, senza nessuna garanzia, l’adrenalina sono le chiavi per fare innamorare ragazzi in tutte le parti del mondo.
Il boom della bicicletta a scatto fisso è una rivoluzione, è una ribellione. Contro una società di macchine, contro il traffico, contro l’alienazione, contro le briglie imposte dal profitto a tutti i costi. Una rivoluzione cominciata dal basso. Ed è proprio così che è nata la serie di corse più importante – e amata – dell’intera stagione.

Tutto comincia nel 2008 quando David Trimble vuole fare qualcosa di veramente cool per il party del suo ventiseiesimo compleanno e organizza una gara a scatto fisso attorno al quartiere Red Hook di Brooklyn
Non una alleycat ma una corsa senza nessun piano, pericolosa forse, divertente anche. Poche decine di ciclisti, una manciata di spettatori e un tizio con una pentola da usare come campanella per segnalare il primo e l’ultimo giro. La campanella diventerà un simbolo, lo spirito intenso e underground di quella notte anche. In dieci anni, la Red Hook Crit ha rivoluzionato, emozionato, incantato mezzo mondo. Dopo Brooklyn è arrivata a Milano – in un quartiere altrettanto carismatico – e poi a Barcellona e a Londra, creando un autentico e incontrollato movimento di popolo, fiumi di birra e curve a gomito.
L’evento ha un respiro decisamente internazionale, il livello di interesse e quello della competizione in sé sale di anno in anno e, su questa onda di successo, sono nate altre corse per arricchire un calendario che ha comunque il suo riferimento più importante nelle quattro date di questo campionato.  

La corsa ne ha fatta di strada da quella sera di marzo, da quando era soltanto un ritrovo semi-clandestino nei sobborghi deserti di una città caotica, una piccola utopia nata per caso cercando adrenalina sui bordi della notte.
In fondo Red Hook era solo un quartiere di Brooklyn. Adesso è un sogno punk per chi ha l’unico credo di andare veloce e non frenare mai.