Tour de France tra rese e assalti a Re Froome

La situazione del Tour de France alle porte di un altro durissimo weekend di salite conferma l’egemonia di Chris Froome. Riusciranno Aru e Bardet a ribaltare la classifica?

Dopo una prima parte di Tour de France sostanzialmente noiosa, con l'abbuffata di volate che ha riproposto la superiorità di Marcel Kittel, la classifica generale ha comunque assunto una sua fisionomia ben definita. A scriverla ci hanno pensato tre frazioni: la crono iniziale, la tappa con l'arrivo posto in cima a la Planche des Belles Filles e la frazione di Chambéry che presentava 7 GPM, tra cui il temibile Mont du Chat, la salita più dura dell'intero Tour.

Per quanto visto finora e per la caratura  dei corridori in  gioco, la lotta per la vittoria sembrerebbe una partita a tre, tra Froome, Aru e Bardet, visto che una rovinosa caduta ha escluso dalla contesa Richie Porte, che pareva essere un serio candidato alla vittoria finale. Fuori dalla lotta per la vittoria troviamo anche Nairo Quintana, nuovamente poco brillante e con in più, nelle gambe, le fatiche di un Giro corso sempre in affanno, e Alberto Contador che dopo aver puntato tutta la stagione sul Tour, si ritrova già lontanissimo dalla vetta. Il suo distacco di 5'15" dalla maglia gialla Chris Froome, non gli consente nemmeno di volare con la fantasia.

I più vicini a Froome, Aru e Bardet sono Uran, Fuglsang e Daniel Martin, ma nessuno dei tre offre garanzie tali da considerarli realmente in lotta per la vittoria finale. Se a la Planche des Belles Filles Fabio Aru aveva mostrato di poter mettere in crisi Froome e il suo squadrone, nella frazione di Chambéry, il britannico, pur non mostrando quella superiorità che fino ad un paio di anni fa gli consentiva di rimanere tutto solo in salita, dopo le sue celebri "frullate", è sembrato il più forte del gruppo.

Aru, che in classifica ha solo 18" da recuperare, deve staccare Froome in salita e non è la cosa più semplice del mondo, soprattutto ora che il britannico terrà d'occhio principalmente lui. In questi giorni ha mostrato di avere fame ma deve evitare di farsi prendere dalla foga. Bardet ha 51" da recuperare ma a differenza di altre corse non potrà contare sull'effetto sorpresa e nella tappa di  Chambéry, i vari uomini di classifica hanno collaborato tutti per andare a riprenderlo. Sia Aru che Bardet sembrano non avere paura di attaccare e proprio questa è la miglior carta a loro disposizione, visto che in caso di corsa schematica difficilmente potranno scalzare Froome.

chris froome

In attesa di capire cosa succederà nelle prossime frazioni di montagna, e chi si porterà a casa questo Tour, possiamo affermare con certezza che ce lo ricorderemo come quello della resa di Alberto Contador. Per la prima volta da quando Alberto è diventato Contador, cioè dal Tour 2007, lo abbiamo visto in completo disarmo al cospetto degli avversari più forti. E' vero che al Tour non sale sul podio dal 2010 e che all'ultima Vuelta,  per la prima volta in carriera, dopo i successi targati 2008, 2012 e 2014 era finito giù dal podio,  ma mai aveva dato la sensazione di essere quasi fuori contesto come in queste giornate.

Conoscendolo, non arriverà a Parigi in maniera anonima e ha nelle testa più che nelle gambe la possibilità di regalarci qualche giornata di grande battaglia, ma pensare che possa ribaltate questo Tour è utopia. Più facile che qualche sua azione condizioni i giochi per la vittoria finale come avvenuto all'ultima Vuelta, con Quintana che ancora ringrazia.

Proprio Nairo Quintana è l'altro grande sconfitto di questa prima parte di Tour. In classifica è solo ottavo a 2'11" da Froome, un distacco non impossibile da colmare ma, per quanto visto fin qui, bisognerebbe solo avere una fiducia cieca nelle qualità di Nairo per crederci. Il capitano della Movistar, sta proseguendo sulla falsariga dell'ultimo Giro, dove a parte la vittoria sul Blockhaus, non l'abbiamo mai visto brillante.
Queste difficoltà per Nairo erano abbastanza prevedibili visto che viene dal Giro e l'anno prossimo saranno 20 anni dalla doppietta Giro-Tour di Pantani. La cosa che preoccupa di Nairo è che pare in continua involuzione, già lo scorso anno l'abbiamo visto correre il Tour solo per cercare un piazzamento. Quando Nairo ha iniziato a dare del tu ai grandi dei GT, pareva un corridore arrembante, incapace di star fermo, ora, invece, pare incapace di attaccare. Per lui non tutto è ancora perduto, quel podio che non ha mai mancato nelle sue campagne di Francia, dista poco più di un minuto. Staremo a vedere se riuscirà a far rivedere la miglior versione di sé o se dovremo abituarci all'idea che il corridore abulico che abbiano conosciuto durante quest'ultimo anno possa essere la versione più o meno definitiva di quel giovane scalatore che tanto abbiamo ammirato e quasi osannanto.