Tour de Suisse, la forza della storia

Il ciclismo come lo abbiamo conosciuto fino a qualche decennio fa è praticamente finito e non sono poche le corse storiche che vivono un momento difficile. Tra queste c'è senza dubbio il Tour de Suisse che, ormai da troppi anni, vive un momento di appannamento, dal quale fatica ad uscire.

Per tante corse storiche, il problema maggiore sono quei nuovi appuntamenti in paesi senza storia ciclistica ma che possono contare su mezzi economici decisamente importanti. Grazie a questi, riescono ad attrarre corridori e sponsor, organizzando corse, che sulla carta, fanno invidia a tanti ma che nella realtà dei fatti non riescono quasi mai a costruirsi una propria stabilità. Più che dalle realtà emergenti, i problemi maggiori per il Tour de Suisse derivano dalla sua posizione in calendario e dal nuovo modo di correre e di prepararsi dei maggiori interpreti delle grandi corse a tappe, infatti, sono sempre meno i corridori che nel prepararsi ai GT puntano a fare risultato nelle corse a tappe di avvicinamento.

Fino agli anni 60 il Tour de Suisse per tanti campioni era un vero e proprio obiettivo stagionale e la sua collocazione, proprio come oggi, tra Giro e Tour era l'occasione giusta per regolare i conti ancora aperti dal Giro o un gustoso antipasto di ciò che si sarebbe poi consumato sulle strade del Tour. Nel corso degli anni sono tanti i Campioni che hanno scritto il loro nome nell'albo d'oro del Tour de Suisse, dai padroni di casa Ferdi Kübler a Hugo Koblet, da Bartali a Merckx, da Saronni a Sean Kelly, per finire ad Armstrong, Vinokourov e Ullrich nel nuovo millennio. Oggi,invece, la corsa elvetica, fa addirittura fatica ad attrarre quei corridori che stanno preparando il Tour de France, visto che quasi tutti preferiscono correre il Delfinato, con gli organizzatori, che poi sono gli stessi della Grande Boucle, che gli fanno trovare tappe e condizioni simili a quelle che ritroveranno nel successivo Tour.

Con gli uomini da GT sempre più orientati verso la Francia, gli organizzatori, con tutte le ragioni del caso, si sono sempre rifiutati di trasformare il Tour de Suisse in una mera corsa di preparazione e hanno provato a disegnare percorsi nuovi, talvolta meno esigenti dal punto di vista tecnico, senza troppe salite dure e senza veri e propri tapponi di montagna. Questa nuova concezione della gara ha portato ad avere edizioni più incerte e aperte a diverse tipologie di corridori, con i passiti scalatori che trovano nella corsa elvetica uno degli appuntamenti a cui guardare con maggior interesse di tutta la stagione.

Nel complesso le startlist del Tour de Suisse sono sempre più che accettabili con la presenza di tanti corridori forti, Sagan in primis - grazie al successo di ieri, il campione del mondo, è arrivato a quota 14 successi su queste strade - che onorano questa corsa che ha certamente vissuto momenti migliori ma che nonostante tutto continua ad andare avanti con le proprie forze e la propria tradizione.