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Al Tour de France la dedica di Pantano: "Per te"

Ci sono dei momenti in cui sei in bilico sull'orlo del tutto. In cui puoi contare i battiti del cuore anche se sei mezzo alla gente che urla e quello è il tuo ultimo chilometro. Uno dopo l'altro, come se dovesse scoppiare d'improvviso. E chissà se quella è adrenalina o amore o terrore di non farcela

Sì perché va bene tutto, va bene scherzare con l'ombrello sotto la grandine o nella mini piscina del furgoncino della squadra a fine tappa, ma adesso di scherzare non è più il tempo. Jarlinson Pantano è un po' come tutti i colombiani: sorride tanto, sorride sempre. Il fatto è che gli altri ridevano e ridevano male quando cercava una squadra per correre tra i professionisti. E' sempre così, quando non sei nessuno. Hai solo bisogno che esista qualcuno che veda in te quello che puoi essere, quello che puoi diventare. E' un dono. In pochi vedono davvero.
Eppure adesso Jarlinson si contende la vittoria della vita con Rafa Majka, uno di quei ragazzi che si prende certi arrivi senza discussioni, senza battere ciglio. Compagni di fuga da tutto il giorno, cambi su cambi. E la linea del traguardo che adesso è così vicina. Nessun risparmio, niente di niente. Anzi, Jarlinson a un certo punto, si è pure staccato e poi ha ripreso tutti i fuggitivi, uno per uno. Una rimonta che neanche fossimo in Formula Uno. E poi la discesa, la sua carta vincente. Dal giorno prima gli avevano detto che l'ultima discesa era come un piccolo centesimo fortunato che avrebbe potuto raccogliere per strada. Un po' di buona sorte e poi il resto toccava a lui. Non solo con le gambe: bisognava crederci. Come tutti i sogni che si rispettino.
E adesso o la va o la spacca. L'ultimo chilometro. Che a volte hai il terrore di aver sperato così tanto da rimanere senza niente, hai paura che tutte le illusioni che hai chiuso nel pugno diventino sabbia, scivolino via dalle fessure che non avevi calcolato. Le aspettative, tutte su di te, persino le tue. Sai che se sprecherai quella occasione forse non ne arriveranno più. Forse è l'unica per far vedere quanto vali. L'unica. E te la sei pure guadagnata metro per metro.
Una bastarda volata a due, è così che doveva finire. O lui o te. E allora forse scongiuri il destino che per una volta tocchi a te. Senza chiedere molto, solo pochi metri. Quelli che bastano perché tutto vada bene. Per non avere rimpianti, per non pensare di aver dato tutto per niente. Almeno per quella volta.
Basta un istante per capire che hai le gambe per fare anche quei duecento metri. Per farli da solo fino alla linea. Uno scarto leggero, quasi un volo. Ed è tutto. Le braccia al cielo e un bacio alla fede che porta al dito, sotto il guantino.
Por ti.
Per te.

Quando sei sul bordo di tutto pensi a chi ami e ti sta guardando, magari da lontano. Perché la distanza non conta quando sai che nei momenti peggiori c'era sempre una parola o una carezza. E' di questo che ci ricordiamo ogni volta, prima di tutto il resto. Yese in Colombia e Jarlinson qui. Eppure forse così vicini non lo sono stati mai.
Per te che hai sempre accolto i miei ritorni. Per te che hai ascoltato le telefonate felici o disperate dopo una corsa. Per te che mi hai abbracciato in silenzio quando avevo bisogno di credere.
Per te a cui non è mai importato se fossi un vincente o un perdente ma solo me stesso.

Due sole parole. Basta un bacio e una dedica per annullare le distanze. Il primo pensiero dopo la linea bianca, una dichiarazione d'amore.

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