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Alto de l'Angliru, il giudice della Vuelta

L'Alto de l'Angliru sarà l'ultima salita della Vuelta, ultimo grande giudice che decreterà il vincitore di questa edizione. Ecco la sua breve e fortunata storia che è diventata, con gli anni, un vero e proprio simbolo della corsa spagnola.

In questa Vuelta che finora vede Chris Froome saldamente al comando, con Vincenzo Nibali che pare essere l'unico in grado di metterlo in difficoltà, vista la situazione di classifica, non si potrà scrivere la parola fine nella lotta per la maglia rossa, fino a sabato prossimo, quando i corridori affronteranno l'Angliru, la salita più dura di tutte nonché l'ultima di una Vuelta, come al solito ricchissima di arrivi in quota tra salite vere e proprie e rampe di garage.

Come detto, fino a sabato prossimo nessuno potrà sentirsi sicuro della propria vittoria o del proprio piazzamento, visto che la montagna simbolo di Spagna è uno spauracchio per tutti e chi sente di avere gambe ancora fresche, potrà cullare fino alla fine sogni di gloria.

12,5 chilometri di lunghezza e un dislivello totale di 1.266 metri, per una pendenza media del 10,1%, sono i freddi numeri dell'Angliru, il Mortirolo di Spagna, ed è qui che Froome e Nibali dovrebbero regolare definitivamente i loro conti, entrambi conoscono la salita per averla affrontata in passato e per entrambi i ricordi non sono dolcissimi visto che hanno visto i loro avversari involarsi verso il successo finale: nel 2011 Juan Josè Cobo sull'Angliru si prese la maglia rossa e la portò fino a Madrid, mentre nel 2013 Nibali vide svanire le ultime speranze di scalzare Chris Horner, con il "nonno" americano che mise il sigillo finale su una Vuelta strepitosa chiudendo alle spalle del fuggitivo Elissonde, certamente il vincitore meno prestigioso nella storia di questa salita.

La storia dell'Angliru è breve, essendo iniziata nel 1999, ma i sei arrivi di tappa, lo hanno già fatto entrare nella leggenda. Josè Maria Jimenez, Gilberto Simoni, Roberto Heras, Alberto Contador, Juan Josè Cobo, Kenny Elissonde sono i corridori che hanno scritto il proprio nome nella storia di questa salita

Per l'esordio del 1999, le attese erano altissime e gli organizzatori sognavano di avere al via Marco Pantanima anche a causa dei fatti di Madonna di Campiglio, il pirata non gareggiò mai su questa salita e per uno strano scherzo del destino corse la Vuelta nel 2001, nell'unico anno tra il 1999 e il 2002 in cui non si affrontava questa terribile ascesa. Senza Pantani in gara, ad imporsi fu un altro scalatore purissimo, El Chaba Jimenez, soprannominato il Pantani di Spagna per la sua capacità di andar forte in salita. In quegli anni era lui il ciclista più amato di Spagna, e la sua vittoria fu il miglior spot per far entrare sin da subito questa montagna nell'immaginario collettivo, con l'alfiere della Banesto che al traguardo la definì come la sua vittoria più grande.

Per Contador il successo del 2008 non è la vittoria più grande della sua carriera ma certamente ha contribuito ad alimentarne il mito, visto che senza un suo successo a questa salita sarebbe mancato qualcosa. Sabato Nibali o Froome, su una salita in cui non puoi sbagliare nulla,  potrebbero contribuire ad aumentare il prestigio dell'Angliru e chiudere i conti in sospeso con una salita che li ha visti masticare amaro. Un loro successo, soprattutto se abbinato alla vittoria finale della Vuelta, alimenterebbe la leggenda della montagna ma un po' tutti, tra organizzatori, tifosi e media,  sognano che a lasciare il segno, l'ultimo di una grande carriera, sia Alberto Contador. E anche Alberto che in carriera ha vinto tutto quello che un uomo da GT può sognare di vincere, non potrebbe chiedere di meglio che lasciare un ultimo sigillosulla salita simbolo di Spagna.

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