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Andy Schleck, un grande aldilà dei successi

A metà degli anni 2000, in un ciclismo ormai orfano degli ultimi campioni dello scorso millennio, vuoi perché ritiratisi, vuoi perché passati a miglior vita o perché caduti nelle maglie dell'antidoping, in gruppo si affaccia un ragazzino lussemburghese che ha la bici nel suo destino. Andy Schleck è infatti nipote, figlio e fratello d'arte. Il nonno Gustav, è stato corridore negli anni '30, il padre Johnny, negli anni negli anni '60 e '70 si è distinto come gregario al servizio di campioni come Luis Ocaña e Jan Janssen. Il fratello Frank lo conosciamo tutti e non ha bisogno di presentazioni ma anche il maggiore dei tre figli di Johnny, Steve ha corso in bici prima di dedicarsi alla politica. Insomma per Andy la strada non poteva che essere quella del ciclismo.

La svolta per Andy avviene nel 2004, quando durante la Flèche du Sud, una breve corsa a tappe che si disputa in Lussemburgo, viene notato da Bjarne Riis. Andy conquista la vittoria finale e per Riis che nelle fila della sua CSC ha già Frank, è naturale portarlo nella sua squadra. I primi successi arrivano nel 2006 ma è nel 2007 che il mondo impara a conoscere questo ragazzino talmente magro che non può non andar forte in salita. Riis che ha perso Ivan Basso e che è solito puntare tutte le sue migliori fiche sul Tour, al via del Giro d'Italia che scatta dalla Maddalensa, decide di schierare il 22enne Andy Schleck.

Ala via della corsa rosa, nonostante sia reduce da un buon piazzamento al Romandia, non lo conosce praticamente nessuno. Ben presto però inizierà a far parlare di se, piazzandosi 4° al primo arrivo in salita a Montevergine e terzo sia a Nostra Signora della Guardia che a Briançon. A questo punto è 4° in classifica a 1'25' da Danilo di Luca ma chi pensa che possa calare vista la giovane età si sbaglia di grosso, visto che sullo Zoncolan, ultimo arrivo in salita, va a prendersi l'ennesimo terzo posto di tappa ma soprattutto il secondo gradino del podio alle spalle del killer di Spoltore. Quel Giro lo chiude proprio al secondo posto e l'impressione generale è che questo sia solo il primo passo di una carriera entusiasmante.

Per tanti motivi le cose andranno diversamente e Andy più che per le sue vittorie verrà ricordato soprattutto per le tante occasioni perse, spesso a causa di situazioni sfortunate o di scelte infelici, come quelle di insistere sempre e solo sul Tour de France. Sicuramente la corsa più prestigiosa del mondo ma che fino a qualche anno fa nemmeno ci pensava a disegnare percorsi come l'ultimo o il prossimo decisamente favorevoli agli scalatori. Il successo più prestigioso della sua carriera, rimane la Liegi Bastogne Liegi 2009, mentre il rammarico più grande resterà il Tour 2010, quello in cui si dimostra superiore ad Alberto Contador ma che perde per un salto di catena sul Port de Balès mentre è all'attacco e in maglia gialla. Questo Tour gli sarà assegnato dalla giustizia sportiva ma non avrà mai il sapore che avrebbe potuto avere se la vittoria fosse arrivata sulla strada.

Il successo più bello è invece quello sul Galibier al Tour 2011. Un po' attardato in classifica, Andy si gioca il tutto per tutto scattando sull'Izoard a 62 km dal traguardo, quella che sembra un azione folle, col passare dei chilometri diventa sempre più credibile, il Tour sta per essere ribaltato e solo un grande Cadel Evans, sulla salita finale riesce  a limitare i danni e a tenere il Tour aperto. L'ordine d'arrivo dice Andy primo con 2'07" sul fratello e 2'15' su Evans, mentre la classifica generale vede ancora al comando Voeckler proprio davanti ad Andy. La maglia gialla arriva sull'Alpe D'Huez ma nell'ultima crono non c'è storia, Evans è troppo superiore e per Andy arriva l'ennesimo secondo posto, a rendere un po' meno amara la sconfitta ecco la compagnia di Frank sul podio finale.

Questa che è la più bella è anche l'ultima grande recita di Andy, visto che nelle ultime tre stagioni tra un infortunio  l'altro - tutto inizia con la frattura del coccige al Delfinato 2012 '“ non tornerà mai nemmeno lontanamente vicino ai livelli a cui ci aveva abituato.
Alla fine di tre anni difficili, sia a livello fisico che psicologico, Andy che per ammissione del suo ultimo Team Manager Luca Guercilena, non è riuscito a ritrovare quegli stimoli necessari per tornare a certi livelli, ha detto stop e appeso la bici al chiodo a soli 29 anni.

Ora che non lo vedremo più con un numero attaccato sulla schiena, riguardando la sua carriera, ristretta ai massimi livelli a sole 5 stagioni dal 2007 al 2011, resta l'impressione di un qualcosa che sarebbe potuto essere e non è stato. Certamente per colpa di infortuni e sfortuna ma anche per alcune fisse che ne hanno condizionato i risultati, basti pensare all'ossessione per il Tour quando al Giro e alla Vuelta avrebbe trovato percorsi ben più adatti a lui, o il voler correre sempre col fratello accanto, situazione che spesso lo ha frenato per non danneggiare la classifica o le chance di quest'ultimo.

Di certo restano scolpiti nella memoria i ricordi di giornate memorabili come quella sul Galibier con un'˜impresa alla Pantani mai più vista dal ritiro del pirata. Proprio questi sprazzi faranno restare Andy nella memoria degli appassionati molto più delle sue poche vittorie e gli assegneranno il giusto posto nella storia di questo sport, visto che parliamo di uno dei più grandi talenti del nuovo millennio.

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