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Bradley Wiggins e quel w-factor

Una volta ho letto da qualche parte che gli Smiths sono stati l'ispirazione di una generazione. Morrisey, oltre ad avere una voce inconfondibile, è stato un leader per milioni di adolescenti, prima di tutto londinesi, che vedevano in lui un ragazzo come loro che faceva musica in modo nuovo. 
Certi carismi sono innati e inconsapevoli. Bradley Wiggins, che di carisma ne sa qualcosa, ha gli Smiths nella top ten della sua playlist. Come si addice a un vero inglese. Uno che è stato nominato Sir dalla Regina a Buckingam Palace e che dietro il suo appeal da baronetto nasconde un'anima punk rock. Un misto di luccichii e di bassifondi perfetto per eleggerlo di diritto a rockstar.
Niente etichette, figuriamoci. Nessun traguardo impossibile. E non c'è neanche bisogno di elencare tutto il suo palmares per confermarlo. Basterebbero le cinque medaglie olimpiche, il Record dell'Ora e il Tour. Ecco il Tour, forse è proprio da quel momento che lo abbiamo conosciuto davvero. Qualcuno l'ha creduto troppo gelido persino sugli Champs Elysees, qualcuno è stato così severo da criticargli la meritata sbronza dopo la vittoria.

Ma questo W-Factor non è stato intaccato da niente negli anni, nemmeno dalle ultime controversie. Forse perché prima di essere tutto il resto, lui è Wiggo. Che corre con la bici in mano per scimmiottare Froome, che si piega su una bicicletta da pista come se fosse un soffio di vento su quel pavimento di legno che conosce come se fosse il suo cuore o i suoi polmoni. Wiggo con le basette e i tatuaggi, icona di stile che hanno visto vincere ma anche avere paura. Idolo camaleontico che ha voluto provare di tutto e, in fin dei conti, non ha mai perso niente di sé stesso. Questo importa.

Ora che darà l'addio ufficiale al ciclismo sul suo palco preferito, la pista of course, sembra già mancarci. Un pochino, sempre di più. Gand è un simbolo: tutto è cominciato da lì, da quando suo padre e sua madre l'hanno messo al mondo. Londra l'ha poi cresciuto, svezzato come uno dei suoi bimbi prodigio: Brad ha cominciato a correre nel velodromo di Heme Hill quando aveva solo dodici anni. 
Di tempo ne è passato da allora, è passato da una specialità all'altra come se fossero le tracce di un cd. E forse è sempre stato così, per quella voglia insana di fare sempre qualcosa di nuovo. Di tempo ne è passato, anche se lui non ha mai smesso di essere un outsider di razza, fuori dagli schemi e persino con stile.  
La pista è un tempio per il ciclismo. Per Wiggo è l'inizio e la fine, un cerchio che si chiude. Ma anche se questo sarà l'ultimissimo show, le luci non si spegneranno davvero. Per certi rocker non si spengono mai. C'è quel fattore speciale che li rende unici, al di là del palmares, al di là di tutto. 
Grazie Sir.

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