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C'è dell'altro alle spalle di Marianne

Se Nibali, Contador, Cavendish, Kittel, Froome, Cancellara, Gilbert, Boonen, Purito e gli altri campioni che si danno battaglia nelle grandi corse vi affascinano e vi fanno emozionare, nel ciclismo femminile c'è un'atleta che mette un po' assieme la forza di tutti questi campioni. Marianne Vos è conosciuta nell'ambiente come la Cannibale e siccome anche chi non lo ha mai visto in corsa sa chi era Eddy Merckx, non c'è bisogno di aggiungere altro. 

Quest'anno la Vos pluricampionessa del mondo su strada, in pista e nel ciclocross ha deciso di prendersi qualche mese sabbatico, per concentrarsi sulla MTB e iniziare a mettere nel mirino l'unico oro che le manca alle Olimpiadi, dopo aver trionfato nella Corsa a Punti a Pechino e nella corsa in linea a Londra.

Su strada ha iniziato a correre solo alla fine di Aprile, ma nonostante questo, ancora una volta ha dimostrato di essere la numero uno conquistando 21 successi stagionali tra cui spiccano quattro tappe e la classifica finale del Giro Rosa. Proprio questo suo iniziare la stagione in ritardo, ha consentito ad altre atlete di mettersi in mostra e di giocarsi la Coppa del Mondo. Competizione monopolizzata dalla Regina olandese nelle ultime edizioni, visto che negli ultimi nove anni si è imposta in ben 6 occasioni e non è mai scesa dal podio, se consideriamo che una Coppa l'ha 'regalata' ad una sua campagna di squadra, capiamo come per le rivali il terreno per emergere sia ben poco, nonostante si tratti di vere campionesse.

Di questa sua assenza hanno provato ad approfittarne quelle atlete che solitamente devono accontentarsi di arrivargli alle spalle e quindi abbiamo visto protagoniste nuove nelle grandi corse. A dominare sin dalla prima prova, la Boels Rental Ronde van Drenthe è stata la britannica Lizzie Armitstead, già argento a Londra. Grazie ad un inizio sprint che le ha permesso di piazzarsi sempre sul podio anche nelle successive 3 gare di Coppa (Trofeo Binda, Giro delle Fiandre, Freccia Vallone), la portacolori della Boels - Dolmans Cycling Team ha potuto gestire in tranquillità la seconda parte della stagione puntando a controllare il ritorno delle rivali.

Alle sue spalle si è piazzata la svedese Emma Johansson, una delle più penalizzate dai trionfi della Vos. La forte svedese che difende i colori dell'Orica AIS, è tornata al successo in Coppa dopo quasi 4 anni ma non è riuscita a far sua la classifica finale e a dire il vero non c'è andata nemmeno vicinissimo, visto che ha chiuso in seconda piazza (come nel 2009, nel 2010 e nel 2013) a quota 390 punti mentre la Armitstead ne ha collezionati 515. Terza la Vos, che ha messo il suo timbro nello Sparkassen Giro, l'unica prova che ha corso per vincere, mentre nelle altre si è divertita a sparigliare le carte con le compagne di squadre, che infatti si sono imposte nella Freccia (Pauline Ferrand-Prevot) e nel Gp Plouay (Lucinda Brand).

L'assenza della Vos o comunque la sua presenza a mezzo servizio, visto che era fuori dai giochi per la vittoria finale, ci ha regalato un'edizione di Coppa più aperta e incerta quantomeno per i successi parziali come dimostrano le 8 vincitrici diverse nelle 9 prove di Coppa, di cui una è una cronosquadre che è stata vinta dalla Specialized, unica squadra non olandese assieme all'Orica ad essersi imposta in quest'edizione della Coppa. Questo ha sicuramente portato alla ribalta atlete nuove e dato una consapevolezza diversa a chi in questi anni ha dovuto chinare il capo d'innanzi alla superiorità della Vos.

Nelle grandi corse, sono le battaglie tra i big a regalarci le emozioni più belle, ma questa volta l'assenza della Vos ci ha permesso di apprezzare atlete che forse sarebbero rimaste nell'ombra. Tra queste chi ha rubato la scena a tutte è stata Lizzie Armitstead, una che ha iniziato quasi per caso ad andare in bici, visto che nel 2003, a 9 anni dalle Olimpiadi di Londra, la British Cycling  per presentarsi al meglio delle proprie possibilità all'appuntamento casalingo, si recò nelle scuole al fine di reclutare nuovi talenti. Tra queste scuole c'era anche quella di Lizzie e il futuro argento Olimpico, quando si dice la programmazione,  subito mostrò buoni numeri e si innamorò di questo sport al punto da iniziare a praticarlo con costanza.

Per la nativa di Otley, nel West Yorkshire, entrata far parte del programma olimpico sia per la pista che per la strada, i risultati non tardano ad arrivare e nel corso degli anni  in pista ha trionfato ai campionati continentali under 23 e soprattutto nel 2009, a Pruszków (Polonia) si laurea campionessa del mondo nell'inseguimento a squadre e conquista un argento nello scratch nonostante una rovinosa caduta nel finale e un bronzo nella corsa a punti, gara corsa con il polso legato al manubrio, visto che dopo la caduta riusciva a muovere solo pollice e indice. Su strada l'ascesa è stata più lenta ma ora è arrivata comunque ad un passo dalla vetta del mondo, l'ultimo gradino da salire si chiama Mondiale e quel tracciato di Ponferrada gli strizza decisamente l'occhio ma a differenza di quanto accaduto in Coppa ci sarà da superare la concorrenza di quella ragazza olandese'¦

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