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Cacciatori di borracce

Pescate. Il Lombardia passerà da qui, sulla strada diritta che, tra una casa e l'altra, a tratti, rivela uno squarcio dell'Adda che scorre tranquillo. Le ammiraglie sono a bordo strada, una in fila all'altra, alcune parcheggiate sotto l'ombra di qualche albero. Alle portiere o ai portabagagli sono attaccate le borse del rifornimento. La gente aspetta curiosa, qualcuno seduto sul marciapiede, qualcuno in piedi con le mani in tasca. I ragazzini saltano come grilli da un'ammiraglia all'altra. Alcuni osano chiedere qualcosa, altri osservano solo avidamente come se in quelle macchine ci fossero giocattoli. Poco meno di un'ora al passaggio, i massaggiatori chiacchierano con quelli che vogliono sapere tutto ma proprio tutto o con i cicloamatori che raccontano i Lombardia che vedevano passare da bambini. Si riempie l'attesa come sempre, come si può, piegando i risvolti di una leggera noia. Poi le macchine smettono di passare, la strada è libera, passa qualche moto della polizia, i bambini si sporgono per vedere meglio e i genitori li trattengono. C'è la macchina di inizio corsa e poi, là in fondo, comincia a disegnarsi la fuga. Hanno undici minuti di vantaggio e corrono via veloci dopo aver preso i loro sacchetti e una Coca Cola. Quando passa il gruppo, volano le borracce. Per chi non sapesse come funziona il ciclismo, succede sempre così: le borracce vuote sono un simbolo e vengono lanciate solo nei punti dove c'è qualcuno che le può raccogliere e conservare. Infatti i ragazzi corrono su e giù dai marciapiedi, fanno a gara tra di loro a chi ne raccoglie di più e forse anche a chi raccoglie quella più prestigiosa. Quando il gruppo si allontana, assieme alle ammiraglie e i massaggiatori si rimettono alla guida per il prossimo rifornimento, allora i ragazzi si fiondano per i prati, attorno agli alberi o ai cespugli, come cercatori di funghi. Vogliono scovare le borracce che, nel caos del passaggio, sono state dimenticate. Niente deve andare perduto. Guardano dappertutto, in ogni angolo. Non sono solo borracce. Sono scrigni di plastica pieni di sogni, piccoli souvenir di un giorno, di chilometri d'asfalto. Si impossesseranno di una camera, di un angolo di armadio o di una mensola, conosceranno forse un po' di polvere dopo aver traballato sul telaio di una bicicletta. Sono piccole cose che diventano preziose grazie al significato, un po' come quei coriandoli del podio che ti ritrovi nella borsa o sulla maglietta e li riscopri quando torni a casa e ti spogli di tutto. Sono solo pezzi di carta ma hanno volato assieme allo champagne in un giorno di festa.

Quando i ragazzini tornano trionfanti verso le macchine o le biciclette per tornare a casa con quel bottino, più o meno sostanzioso, mi sembra che il mondo ci regali sempre un briciolo di speranza. Le piccole, intense emozioni, sono ancora importanti. Tanto da desiderare di portarsene a casa un pezzo da conservare, da tenere come simbolo di un contatto ravvicinato con quel mondo di zingari in bicicletta. Che sono un po' eroi dei quali si vorrebbe avere un oggetto del loro valore. Cacciatori di borracce, cacciatori di sogni. Perché in questa vita qua, bisogna anche essere veloci e avere buon occhio per afferrarli. Conservarli, è un altro paio di maniche. Ma spesso, col tempo, si impara anche a riempire i contenitori vuoti con i tesori che la strada ci insegna.

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