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Chris Horner, il nonno che sorprese il mondo

Con il Tour ormai alle spalle e la Vuelta che inizia a vedersi all'orizzonte, è già cominciato il balletto su chi ci sarà e su come sarà la corsa. Con le presenze già sicure di Nibali, Aru, Valverde, Quintana, Rodriguez, Van Garderen e quella possibile di Chris Froome dovrebbe essere una corsa molto interessante.
Con tanti campioni in gara è normale pensare che a trionfare debba essere uno di loro ma dei tre grandi giri, la Vuelta è quello che più di ogni altro regala sorprese e successi inaspettati. Proprio in Spagna abbiamo assistito agli ultimi due trionfi completamente inaspettati. Le vittorie di Juan Josè Cobo nel 2011 nella corsa che rivelò al mondo Chris Froome e quella di Chris Horner nel 2013.

Due anni fa, nella sorpresa più totale e nello scetticismo generale, ad imporsi fu il corridore della RadioShack davanti a campioni come Nibali, Rodriguez e Valverde. In quella Vuelta che presentava ben 12 arrivi in salita, il corridore americano riuscì ad imporsi in due frazioni e a sfilare dalle spalle di  Vincenzo Nibali, nelle ultime tappe di montagna, la maglia rossa.

La prossima Vuelta Chris la vedrà da casa visto che dopo la stagione con la Lampre ha firmato con una piccola squadra americana ed è passato dalle strade Tour de France a quelle del Tour d'Azerbaijan o dello Utah, dove è impegnato in questi giorni. 
A quasi due anni di distanza da quel successo resta il ricordo di un corridore che sembra uscito da un film o da un fumetto. In un mondo, come quello del ciclismo rigidissimo in fatto di abitudini alimentari, con i corridori costretti a riso in bianco e pasta asciutta al mattino e ai gel energetici in gara, con pochissime eccezioni anche durante l'anno, fa specie vederlo mangiare  hamburger di cui è ghiotto e snack come Mars e Snickers al posto delle barrette energetiche, per non parlare della Coca Cola di cui non può fare a meno e che se potesse sostituirebbe all'acqua.

Un'altra cosa che lo rende quasi un unicum nel gruppo è la fiducia nei propri mezzi, ovviamente i vari Nibali, Froome, Quintana o Contador sono convinti di poter vincere ogni volta che puntano un obiettivo ma restano sempre molto abbottonati ed evitano di sbilanciarsi nelle dichiarazioni pre e post gara, Chris invece non le ha mai mandate a dire, come al California 2011 quando dopo aver stracciato Andy Schelck si autoproclamò come il miglior scalatore del mondo alle spalle di Contador, o come quando dopo aver vinto al  Mirador de Lobeira e conquistato la maglia rossa, fece sapere a tutti di essere in Spagna per conquistare quella finale di Madrid, ma nessuno o quasi lo prese sul serio. Tutti erano convinti che avrebbe ceduto sulle grandi salite e invece proprio alla distanza e sulle salite più dure come Peña Cabarga, l'Alto del Naranco e il terribile Angliru andò a scalfire la resistenza di Vincenzo Nibali e a prendersi il successo più importante della propria carriera e a scrivere una pagina di storia del ciclismo imponendosi a quasi 42 anni in una corsa di tre settimane.

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