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Ci sono giorni....

Ci sono giorni in cui è persino difficile credere a sé stessi. Il ciclismo è uno sport che non ammette pause, che a volte non ti guarda in faccia, crudele come certe pieghe della vita. Ci sono giorni in cui è difficile tutto. Mantenere undici secondi stabili, tentare di accumularne persino di più, quando di chilometri ne mancano quattro e il gruppo dietro si sta mangiando la strada metro per metro.
Ci sono giorni in cui non daresti un centesimo a quella fuga, eppure ci entri. Eppure provi ad attaccare, a partire da solo. In nome di chissà cosa. Della fortuna o forse delle gambe. Perché alla fine contano quelle, ti fregano o ti innalzano. 
E' la solita storia della fuga che oscilla fino all'ultimo, è la solita storia dell'uomo contro tutti: il tempo, il gruppo, la linea bianca. E' la solita storia. Non cambia nemmeno se sei Fabio Aru. La fatica, mischiata alla speranza di arrivare, è la stessa. Quella è una prova, dicono tutti. Ma non è vero. Perché il ciclismo non è un teatro di un solo spettacolo, perché una corsa non è mai solo una corsa. Ogni arrivo, ogni maledetto arrivo ha un senso tutto suo. Per come l'hai vinto o perso. Per le volte che sei caduto e poi rialzato. 
Quei chilometri non sono il trampolino di lancio di niente, forse non si può neanche calcolare quanto sia lontano il Tour de France in quegli ultimi minuti di agonia. La testa bassa, il casco bianco con disegnato la bandiera dei quattro mori. Cavaliere che combatte senza dimenticare la sua terra, selvaggia e bellissima come nei racconti di certe leggende. Fabio Aru che si prepara alla sua prima volta e tutti si aspettano che splenda ma non sanno che il ciclismo costruisce i suoi splendori sulle invisibili fatiche silenziose. Fabio Aru che adesso è in televisione lì davanti e mancano tre chilometri, c'è il profilo delle sue gambe quando si alza sui pedali. Niente montagna questa volta. E' solo per proiettarsi un po' più avanti, per prendersi più strada, per vedere quanto manca a quella linea bianca.
Ci sono giorni in cui ti passa tutto davanti. I mesi di silenzio, il Sestriere, il ritiro quasi mistico in altura, gli allenamenti, le rinunce. Due chilometri e tutto scorre come un film mentre il fiato caldo del gruppo ti alita sulla schiena. Per la gente sei sparito ma la realtà è che la preparazione è un dietro le quinte senza voce eppure fondamentale. Le gambe, la testa: restare focalizzati. Non è semplice. Il mondo ti sbalza da una parte all'altra e devi cercare di tenere le cose importanti fisse come una croce dentro le tempeste. 
Ci sono giorni in cui sei Fabio Aru ma non sei da solo su una strada che sale, ci sono giorni in cui devi spaccarti le gambe per una volata all'ultimo respiro. Perché mancano una manciata di metri e a voltarti vedi il gruppo a un soffio da te. Che hai cavalcato la fortuna e il coraggio.

Ci sono giorni in cui non scommetteresti nemmeno su te stesso. E ci sono giorni come questi che riportano l'altalena in alto, che ti ripagano per aver avuto l'ingegno di uscire dal tuo copione preferito, di provare nuove strade. Adesso il Tour de France sembra sempre più vicino, a noi profani che calcoliamo tutto tra date e vittorie. Ma Fabio pensa ancora all'altura, pensa al silenzio forzato di Sestriere che lo accoglierà di nuovo. Perché il ciclismo è così, mille giorni di fatica per un secondo di estasi.
Alla fine, è la storia della nostra vita. Siamo disposti a qualunque sacrificio per rincorrere un attimo che li vale tutti.

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