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Contador e Vanmarcke: cambiare per riscattarsi

Subito dopo l'estate si susseguono gli annunci di mercato e i cambi di casacca, si può cambiare squadra per tanti motivi, perché la tua formazione chiude, per migliorare il proprio ruolo e/o il proprio stipendio, per trovare nuovi stimoli o per riscattarsi.
Tra i grandi nomi che hanno cambiato maglia per la prossima stagione, Alberto Contador e Sep Vanmarcke rientrano sicuramente tra coloro che cercano riscatto. La loro stagione non è stata da buttare ma entrambi si aspettavano di raccogliere successi nei rispettivi appuntamenti clou della stagione, il Tour o in subordine la Vuelta per lo spagnolo, Fiandre e Roubaix per Sep.

Per Alberto il Tour si è messo subito male con un paio di cadute nei primi giorni di corsa che poi lo hanno costretto al ritiro e dire che la prima parte di stagione ci aveva mostrato un corridore poco vincente (Pais Vasco) ma sempre protagonista con i podi tra Algarve, Parigi - Nizza e Catalunya, prima del quinto posto al Delfinato che aveva già fatto scattare qualche campanello d'allarme in vista del Tour.
I segnali emersi al Delfinato, con Contador incapace non solo di fare la differenza ma anche di stare con i migliori in salita, si sono ripetuti alla Vuelta, l'unico GT portato al termine dal fuoriclasse spagnolo. Per la seconda volta in carriera, da quando è uno degli uomini di riferimento per i GT, ha chiuso la stagione senza salire sul podio in nessuno dei tre GT stagionali, l'altro precedente risaliva al 2013. Senza considerare che per la prima volta in carriera  ha disputato la Vuelta senza riuscire a vincerla dopo i successi nel 2008, nel 2012 e nel 2014. Da questi dati si capisce come il 2016 non può averlo soddisfatto.

I risultati ottenuti da Sep Vanmarcke, sempre protagonista nelle classiche del pavé, sarebbero accolti con soddisfazione dalla maggior parte dei corridori, ma per chi come lui è destinato a raccogliere l'eredità dei grandi specialisti di queste corse, sarebbe ora di iniziare a vincere qualcosa. Invece, a fronte di una costanza di rendimento che lo ha visto chiudere tra i primi 10 le quattro classiche del pavé (E3, Gand, Fiandre e Roubaix)  e di una capacità di essere nel vivo della corsa che lo ha portato ad essere sempre nell'azione decisiva, ha evidenziato una certa "allergia" alle vittorie con una conclamata incapacità di fare la differenza se non sul pavé. Una situazione che lo rende di fatto prevedibilissimo e facilmente marcabile dagli avversari più forti.

Se Contador si avvia alla fine della sua carriera, Vanmarcke sta entrando in quello che dovrebbe essere il periodo migliore della sua, dunque è lecito aspettarsi che già a partire dal 2017 riesca finalmente a vincere una classica e non dovrebbe mancargli molto visto che ha chiuso il Fiandre al terzo posto e la Roubaix al quarto, risultati incoraggianti ma che aveva già ottenuto nel 2014, prima di bucare completamente il 2015. Il passaggio alla Cannondale, visto con scetticismo da più parti, potrebbe dargli quella tranquillità necessaria per arrivare al mese clou della sua stagione senza eccessive pressioni, inoltre alla corte di Jonathan Vaughters troverà  corridori come Van Baarle, Langeveld e Phinney che sul pavé sono a proprio agio.

Per Contador il passaggio alla Trek è l'ennesima sfida di una carriera a tratti irripetibile, questo 2016 doveva essere la sua ultima stagione ma un Tour andato male e le polemiche con Oleg Tinkov non hanno fatto altro che risvegliare il suo animo battagliero e dargli quella benzina necessaria per andare avanti. Molto probabilmente non lo vedremo più vincere un Tour ma il podio può essere ancora un risultato alla sua portata e non va trascurata la sua capacità di incidere sulla corsa, basti pensare all'ultima Vuelta di fatto decisa a favore di Quintana da un'azione promossa da Contador. Salire sul podio dei Campi Elisi non sarebbe un brutto modo di chiudere la carriera, visto che da quando è rientrato dalla squalifica, non è mai riuscito a farlo.

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