Spedizioni gratuite su tutti gli ordini per Europa e Svizzera

  • Italiano
  • Inglese

Cronometro Mondiale: l'oro della fatica

Da sempre le cronometro hanno il fascino della solitudine e della sfida contro se stessi ancor prima che contro il tempo. Prova per pochi eletti, è da sempre decisiva nelle grandi corse a tappe con gli scalatori puri che la temono come una di quelle giornate di crisi improvvise, e attesa come una manna dal cielo da quei passisti scalatori che la vedono come l'occasione giusta per puntellare le proprie ambizioni o dagli specialisti puri che cercano l'occasione giusta per prendersi la propria fetta gloria.

Nei km di una crono bisogna dare tutto e infatti spesso al traguardo vediamo corridori letteralmente stremati che fanno fatica anche a scendere dalla bici. Per dirla in una sola parola la crono è fatica. L'appuntamento clou per i cronoman è il Mondiale, quello è il giorno in cui dare tutto per conquistare quella maglia iridata da indossare per 365 giorni. Con questa prova che capita sul finire della stagione non sempre tutti i grandi specialisti ci arrivano con la condizione giusta, proprio come capitato a Richmond in questi giorni, dove Tony Martin è stato irriconoscibile e Tom Dumoulin ha pagato le fatiche di una Vueltacorsa a tutta.

Di questa situazione ne hanno approfittato Vasil Kiryienka, Adriano Malori e Jerome Coppel che si sono presi il podio e si sono giocati la maglia a discapito dei principali favoriti. Se il francese è stato una sorpresa assoluta, lo stesso non si può dire per il bielorusso e per il nostro Adriano, visto che più volte negli ultimi anni hanno lottato ad armi pari o hanno battuto i grandi interpreti delle crono.

Se Malori, vista la sua crescita nelle ultime stagione, sembra poter avere altre occasioni dalla sua per vincere il Mondiale, per Vasil Kiryienka, questa era probabilmente un'occasione irripetibile e per niente al mondo poteva lasciarsela sfuggire. Il bielorusso della Sky è uno dei gregari più forti in assoluto, tutti vorrebbero averlo in squadra. Quando si mette in testa al gruppo, sia che si tratti di una gara per velocisti, sia che si tratti di un tappone di montagna, per lui non fa differenza, potrebbe rimanerci per tutta la tappa. L'unica cosa che conta è dare tutto.

In fuga lo abbiamo visto tantissime volte, in testa al gruppo molte di più ma a braccia alzate decisamente poche. In tutta la carriera le vittorie, escludendo i campionati nazionali, sono solo 11 ma quando si mette in testa di vincere è sempre una piccola grande impresa. Come definire altrimenti le vittorie sul Monte Pora al Giro 2008 o sul Sestriere al Giro 2011 quando dopo aver trascorso tutto il giorno in fuga, tra Finestre e Sestriere va più forte degli uomini di classifica.  Tra le sue conquiste anche Peña Cabarga, terribile salita della Vuelta, ovviamente al termine di una lunga fuga e una cavalcata solitaria di 45 km.

Solo col passare degli anni ha iniziato a curare le cronometro e il bronzo mondiale di Valkenburg,  prima dei quarti posti di Firenze e Ponferrada, ne aveva decretato le potenzialità ancora inespresse in questa disciplina. All'ultimo Giro nella crono di Valdobbiadene è arrivato il primo successo in una crono, seguito pochi mesi dopo dai giochi europei di Baku.

Ora dopo anni e anni a spendersi per i vari capitani di turno, migliaia di km al vento, tante fughe cercate e trovate, ecco questa vittoria che lo proietta in una nuova dimensione, perché un titolo Mondiale segna inevitabilmente una carriera.  Tra qualche anno Vasil non sarà più solo quello delle grandi imprese in fughe ma per sempre l'iridato di Richmond.

Iscriviti alla Newsletter