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Diego Ulissi: "ricomincio da cinque"

Diego Ulissi è da sempre uno dei nostri ciclisti più attesi, uno di quelli destinati a raccogliere, sin dai suoi esordi, la pesante eredità dei Bartoli, dei Bettini, dei Rebellin e di chi come loro ha portato in alto i nostri colori e scritto il proprio nome nella storia delle grandi classiche. I due titoli mondiali conquistati tra gli juniores, le ottime cose tra i dilettanti e i buoni risultati sin dal suo esordio tra i professionisti lo hanno sempre messo al centro della scena.
Al suo primo Giro, nel 2011, ecco il primo successo nella corsa rosa a dimostrazione di un feeling scattato immediatamente. Quel giorno, a Tirano, la vittoria arriva dopo un lunga fuga e dopo la squalifica di Visconti. Un successo che certifica le doti del giovane Diego, visto che arriva nell'ultima settimana di corsa e si sa che è quella la parte più difficile per un giovane.
Il filo con la vittoria sulle strade del Giro, si riannoda nel 2014, con Ulissi che si impone prima a Viaggiano e poi a Montecopiolo davanti ai grandi della classifica generale. Questi due successi sembrano la spinta decisiva verso un futuro radioso e ricco di soddisfazioni. Grazie al secondo posto nella crono di Barolo si inizia a intravedere per lui anche un futuro nelle corse a tappe. Purtroppo per lui, la magia sparisce presto e a settembre, nell'imminenza del mondiale di Ponferrada, come la più terribile delle notizie, arriva la mazzata della positività all'antidoping. Una positività riscontrata proprio durante il Giro e che quindi getta ombre su quei successi e sul futuro del corridore toscano.

La sostanza incriminata è il salbutamolo, un bronco dilatatore che avevamo già imparato a conoscere con Alessandro Petacchi. La colpa di Ulissi, che per la sostanza ha un'esenzione terapeutica è quella di averne abusato, superando in tal modo la quantità consentitagli. Nella sentenza sulla sua squalifica si parlerà di negligenza più che di dolo e se la cava con 9 mesi di squalifica, con gran parte della squalifica già scontata rientra ai Paesi Baschi ma il colpo di pedale non può ovviamente essere quello mostrato al Giro 2014.
Dopo la campagna delle Ardenne vissuta senza sussulti, rieccolo al Giro e alla settima tappa, a Fiuggi, al termine di una tappa lunghissima, tra la sorpresa generale, batte tutti in volata. Il successo è liberatorio, in un colpo solo Diego scaccia tutti i fantasmi e si mette alle spalle gli ultimi mesi da incubo.

Col passare delle corse ritrova serenità e brillantezza, può ricominciare a pensare in grande, nelle Ardenne entra nei 10 a Freccia e Amstel e a questo Giro si presenta con la voglia di far bene, di vivere alla giornata e di raccogliere un successo di tappa. Alla prima occasione utile, nella prima tappa italiana, dopo la tre giorni olandese, ecco il trionfo di Praia a Mare. Non è stato una semplice vittoria ma la definitiva affermazione del talento di Diego, che fin qui avevamo imparato a conoscere ed apprezzare per la sagacia tattica e il saper leggere il momento giusto in determinate occasioni, dove uno con le sue qualità e il suo spunto veloce, poteva tranquillamente limitarsi ad aspettare lo sprint finale.
Questa tattica poteva adottarla anche a Praia ma stavolta ha sentito il bisogno di fare qualcosa di diverso, qualcosa che lo proiettasse in una nuova dimensione. Stavolta non ha vinto d'astuzia ma correndo e comportandosi da padrone, attaccando da lontano e assumendosi la responsabilità dell'azione grazie ad un monumentale Valerio Conti. La differenza l'ha fatta sulla salita del Fortino staccando i compagni d'attacco e involandosi verso il successo, resistendo negli ultimi 10 km al ritorno del gruppo.

Stavolta Diego ha vinto e convinto, regalandoci una delle azioni più belle dell'intera corsa rosa ed era proprio questo il segnale che ci si attendeva da un talento come lui, e se il grande Massimo Troisi per il suo esordio da regista scelse "Ricomincio da tre", Diego deve ricominciare da questo successo - il quinto al Giro - per iniziare a raccogliere qualcosa d'importante e lasciarsi definitivamente alle spalle l'etichetta di eterna promessa.

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