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Eddy Merckx che era solo Eddy

E' la primavera del 1966. Eddy Merckx è solo Eddy. Un ragazzino di ventuno anni che corre nella Peugeot da quell'inizio di stagione. Ha i capelli neri, lucidi, tirati indietro come vuole la moda e le sopracciglia scure che incorniciano gli occhi sornioni. Un ritratto già da allora. Forse ancora pochi sapevano che quell'espressione un po' menefreghista sarebbe passata alla storia. Che quel corridore sarebbe stato il simbolo di un'epoca, il dio dei belgi e la rovina di tutti gli altri.
In quell'anno, alla vigilia della Milano- Sanremo, Eddy aveva solo poco più di vent'anni. Uno che aveva cominciato a sedici anni a fare il corridore, dopo aver praticato il calcio e il pugilato. Uno che aveva vinto, certo. Che aveva partecipato alla Freccia Vallone, al Tour e ai Mondiali e pure al servizio di leva che era obbligatorio e forse gli aveva portato via un po' del tempo che lui sperava di impiegare per far capire di che pasta fosse fatto.

Quell'anno Merckx era solo Eddy e la Milano Sanremo era pur sempre la solita Classicissima di Primavera, la corsa che a volte benedice a volte maledice. Se la vinci poi sei campione per forza, la gente conta su di te. La gente ti ricorda, ti saluta, ti chiama. Vuole ancora vittorie. Se la vinci scateni l'appetito del pubblico. Quella corsa non ha scatenato solo il pubblico ma anche quel ragazzo belga che da allora ha cominciato ad avere fame. Sempre di più.
E' stata una bambina a chiamarlo 'Cannibale' ma forse lui lo è sempre stato. Fin da quella volta sul Poggio, mentre faceva il ritmo. Fin da quella fuga giù in picchiata verso Sanremo nella quale c'era persino una speranza italiana. Ma Eddy aveva rimandato fin troppo il suo vero debutto tra i grandi. La volata era sua. Una volata infinita e a denti stretti lungo l'infinito rettilineo finale attorno a due ali di folla. Un attimo nella mischia e poi la linea bianca. La sua prima Sanremo. Il suo vero battesimo, forse. Da quel momento la fame non se ne andrà mai più. Niente riuscirà più ad appagarlo fino in fondo. Chissà se fu quell'arrivo a far cominciare tutto. A volte basta poco per capire sé stessi, a sentire quella specie di vocazione. Basta una volata a denti stretti per capire il destino.

Sarebbe diventato presto Eddy Merckx. Eddy Merckx Il Cannibale. Ma quel pomeriggio a Sanremo era ancora Eddy, anche se i belgi sapevano già che era nata una stella. Non sapevano ancora quanto avrebbe brillato, neanche se lo immaginavano. Lui era solo Eddy, con quell'espressione tra il ce l'ho fatta e il ve l'avevo detto.

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