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Fabio Aru, l'ultimo gradino alla Vuelta

Ci sono volute 10 tappe e tante supposizioni ma finalmente sono emersi i veri valori in campo. Al termine del tappone di Andorra la Vuelta ha il suo padrone, un padrone che in Italia conosciamo benissimo visto che si tratta di Fabio Aru. Lo scalatore sardo, fin qui seconda punta dell'Astana alle spalle di Vincenzo Nibali, passo dopo passo ha scalato le gerarchie e si è conquistato il suo posto al sole.

A dire il vero, ad esclusione del suo primo anno da professionista, Aru ha sempre avuto modo di fare la sua corsa e di correre da capitano. Una fiducia sempre ben ripagata visti i due podi al Giro d'Italia e il quinto posto dello scorso anno alla Vuelta, con ben due vittorie di tappa. Questa Vuelta sembra l'occasione giusta per andare a centrare il primo GT della carriera per una serie di fattori che lo favoriscono. Anzitutto è l'unico dei big ad aver preparato a puntino questo appuntamento ed è sicuramente quello che ha corso di meno e nel finale di stagione questo fa tutta la differenza del mondo. Per informazioni chiedere a Chris Horner che due anni fa arrivò alla Vuelta con una ventina di giorni di corsa nelle gambe e sbaragliò la concorrenza.

Nel tappone di Andorra, fin qui l'unica tappa in cui poter fare la differenza, Fabio Aru ha corso con l'intelligenza del campione e la sicurezza del più forte. Dopo aver fatto lavorare i compagni ad inizio tappa è stato il primo se non l'unico a capire le difficoltà di Froome e infatti non appena Rosa e Cataldo sono andati davanti, Froome è saltato, ma per le condizioni in cui ha corso, il britannico merita l'onore delle armi.

Dopo la galoppata sull'ultima salita con la quale si è preso la maglia ma non la tappa a causa dell'insubordinazione di Mikel Landa, per Aru inizia una Vuelta completamente diversa. D'ora in avanti, dopo aver messo all'angolo ognuno dei rivali più accreditati, dovrà controllare la corsa e provare ad attaccare appena possibile per aumentare il suo vantaggio su Tom Dumoulin. L'olandese della Giant, la vera sorpresa di questa Vuelta, con la crono di mercoledì prossimo a  suo favore è lo spauracchio più grande per Aru, visto che nella crono di Burgos i 30" che attualmente lo separano dalla maglia rossa, sembrano solo una formalità per uno specialista delle cronometro come lui.

Per la prima volta in carriera Fabio si ritrova a guidare una corsa nei panni del grande favorito e il reggere questa pressione è l'ultimo gradino da scalare per essere considerato a tutti gli effetti tra i grandissimi interpreti delle corse a tappe. In salita è sembrato il più brillante di tutti e al suo fianco ha uno come Landa che ieri dopo essere stato in fuga tutto il giorno è andato più forte di tutti, ad eccezione dello stesso Aru, sull'ultima salita.

Tutto sembra andare nella direzione di un trionfo di Aru il prossimo 13 settembre in quel di Madrid, adesso sta solo a lui andarsi a  prendere la gloria e iniziare la sua personale scalata alla  vetta del ciclismo.

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