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Fino a dieci

Forse un po' ci nasci, un po' ti ci accompagna il destino, un po' impari. Di certo quello del velocista è un mestiere senza mezze misure: immensa fatica o immensa gloria.Le montagne che ti spaccano le gambe e tu devi stringere i denti oppure gli ultimi metri dove senti che stai per spiccare il volo. E voli davvero, una specie di miracolo.
Nacer Bouhanni non è di certo un velocista qualunque. Che è abituato a stare sul ring oramai lo sanno anche i sassi. Suo padre è diventato pugile dopo esser stato un ciclista, più precisamente dopo aver rotto un telaio e non aver avuto più i soldi per ricomprarlo. Nacer che rivendica sempre il percorso inverso, dalla boxe alla bicicletta, non ha di certo abbandonato i guantoni e il cipiglio da combattente. Corazza da duro e niente peli sulla lingua: lo si capisce dalla burrascosa chiusura con la FDJ due anni fa, lo si capisce dal fatto che è lui a gestire tutto nella sua vita. Niente intermediari.

Sembrava un ring anche la volata per il traguardo di Saint-Vulbas, l'ultimo chilometro come un incontro con le mani sul manubrio, testate e spallate per prendere la ruota, per mantenere la posizione dopo una tappa lenta e quasi infinita. Che stare lì in mezzo è un po' come respirare l'aria di un match. Il sudore caldo che scivola giù dal casco e l'aria di quei metri fatti a tutta in faccia. L'adrenalina mischiata a quello strano senso di equilibrio che ti fa stare gomito a gomito, che ti fa restare in piedi.
Il vuoto che devi riempire prima della linea.
Nacer con il suo solito casco nero, come una bandiera dei pirati all'orizzonte. Nacer che aveva un solo poster in camera sua ed era quello di Muhammad Alì, il re. Nacer che metà del suo sangue lo tiene per il ring che assieme al ciclismo fa un amore completo. Yin e Yang. Bianco e nero. Il suo intero. E che subito, appena stacca le mani dalla bicicletta, mima due ganci ed è tutto. Una dedica semplice all'idolo di un ragazzino irruento e forse allo stesso tempo, intimamente dolce. Perché è sempre così: fai a pugni anche per difendere te stesso.
Per il resto sono le solite polemiche del dopo volata. Nacer le conosce bene, una volta ha persino pianto dalla delusione. Orgoglio ferito, aveva malignato qualcuno. Ma la verità è che nessuno ha il diritto di giudicare l'equilibrio di un ciclista semplicemente perché nessuno, a parte il diretto interessato, ha la piena capacità di comprenderlo.

Vola come una farfalla, pungi come un'ape. Impossibile dimenticare cosa diceva Muhammad Alì: durante i pochi giorni dopo la sua scomparsa l'hanno citato praticamente tutti. Ma come sempre succede, per alcuni, quelle frasi sono state molto più che un ricordo sui social. Nacer Bouhanni continua ad allenarsi sul ring durante l'inverno, come preparazione alle corse. Perché alla fine certi sport sono affini proprio perché gli insegnamenti che ti incidono dentro sono compatibili. Il ciclismo ti dice che devi restare in equilibrio ma il pugile sa che si può anche perderlo e cadere, l'importante è trovare una motivazione per rialzarsi prima che contino fino a dieci.

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