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Giovani campioni: Il futuro è adesso.

La settimana scorsa abbiamo parlato di quei corridori come Betancur, Vanmarcke e Kittel che cercheranno il riscatto nella prossima stagione dopo le delusioni patite in questi ultimi mesi.  Stavolta, parliamo di tre corridori che sebbene siano ancora giovani e abbiano tutto il tempo dalla loro parte, hanno deciso di accelerare i tempi e prendersi la ribalta sin da subito.
Sono tanti i giovani che si sono messi in mostra in questa stagione ma quello che ha destato le impressioni migliori in assoluto, per versatilità e qualità delle prestazioni è stato Tiesj Benoot (Lotto Belisol). A guardarlo non sembra tutto sto ben di Dio - con quel fisico quasi sgraziato visti i suoi 190 cm e quelle orecchie un po' a sventola che gli danno l'aria da studente universitario più che da predestinato del ciclismo - invece al primo anno tra i professionisti ha già fatto vedere o meglio intuire gran parte delle sue potenzialità. Il quinto posto al Fiandre, nessuno alla sua età negli ultimi 15 anni è riuscito a fare meglio, vale più un'assicurazione sul suo futuro. Forte sul passo e a suo agio sulle pietre, ha concretamente sorpreso al Delfinato, dove nella tappa più dura, quella del successo di Rui Costa e dell'attacco di Nibali, ha chiuso con i migliori interpreti dei GT, piazzandosi davanti a Froome.

La sua dimensione ideale sembrano le classiche del Nord, ma il suo spunto veloce e la capacità di andar forte anche quando la strada sale ne fanno un potenziale fenomeno per le corse di un giorno, nessuna classica gli sembra preclusa a prescindere. Adesso senza perdere troppo tempo deve continuare a crescere e misurarsi con i migliori, cercando di non snaturarsi e di non fossilizzarsi su pochi e mirati obiettivi.

Ha vinto poco, solo una tappa al California, ma se Julien Alaphilippe (Etixx) non ha nel suo palmarès una Freccia e una Liegi è solo perché ha trovato sulla sua strada uno strepitoso Alejandro Valverde. Se alla Freccia aveva sorpreso tutti, alla Liegi ha dimostrato di reggere pressioni, aspettative e cosa ben più importante la distanza e il dislivello della decana delle classiche. Con i principali interpreti delle corse ardennesi che sono ormai nella parte terminale della propria carriera, potrebbe essere questo francese, al pari di Kwiatkowski,  a diventare il faro per queste gare. Nella seconda parte di stagione l'ha fermato la mononucleosi ma per uno come Julien che dopo un infortunio abbastanza grave, decise di arruolarsi nell'esercito per continuare a correre, non può essere un'infezione a rallentarne la crescita.

Il meno giovane dei tre, visto che parliamo di un classe '˜91, è Tim Wellens (Lotto Belisol) che ha già tre stagioni tra i professionisti alle spalle ma che tende ad essere un po' sottovalutato. Colpa di una certa incostanza e dal fatto di aver raggiunto i risultati migliori in una corsa di scarso appeal mediatico come l'Eneco Tour, vinto nelle ultime due stagioni. In entrambe le occasioni ha fatto la differenza in due frazioni che ricordavano una piccola Liegi. Finora nelle Ardenne non ha raccolto granché ma il quarto posto al Lombardia 2014 e la vittoria al recente Gp de Montréal '“ unico successo belga in una classica WT in questa stagione '“ dimostrano le sue qualità nelle corse di un giorno. Quest'anno è stato il grande escluso della nazionale belga ma c'è da scommettere che nei prossimi anni questa situazione non si ripeterà.

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