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Giro del Mondo in bicicletta con LaClassica - New Year, new gear

Un pensiero sul nuovo anno dai nostri ambassadors Alessandro e Stefania, partiti dall'Italia venti mesi fa per compiere il giro del mondo in bicicletta e ora in Malesia, dopo aver percorso 20mila km e attraversato 18 paesi in sella al loro tandem.

L'anno nuovo ci ha sorpresi qui, in Tailandia, accampati in un tempio buddista dove stanotte i monaci dalle toghe arancioni e i sorridenti volti imberbi ci hanno accolto per dormire. Una lieve brezza marina sfoglia le frange delle palme, zittisce il frastuono delle cicale tra le foglie dei tamarindi, e penetra nella zanzariera a pettinare i nostri pensieri del dormiveglia.

È tempo di rievocare le voci dei venti che hanno accompagnato le nostre notti in tenda nell'ultimo anno.Il profumato aliseo di maggio del deserto del Karakum, dove le nomadi turcomanne ci hanno offerto rifugio dal micidiale sole pomeridiano nell'ombra della loro coloratissima yurta. Le raffiche ululanti di un passo a 4000 m dell'altopiano tibetano, in Cina, sul quale ci siamo accampati in una fredda notte d'agosto dopo un'infinita salita sotto la pioggia sferzante. L'aria immobile della giungla laotiana nelle lunghe serate di novembre passate a combattere con l'afa e le formiche.
I ricordi si srotolano su salite e discese, pianure e colline, panorami intravisti tra gocce di sudore o assaporati con l'agio che solo un mezzo lento e silenzioso come la bicicletta può regalare.

È tempo di guardarsi indietro e fare bilanci. Un anno intero in viaggio, migliaia di chilometri che ci separano da casa, una tonnellata di avventure in sella alla nostra bicicletta. Un anno di puro divertimento, di incontri emozionanti, di shock culturali. La più grande terra emersa morsicata un colpo di pedale alla volta, un giro di ruota dopo l'altro. Ogni paese è un'immagine indimenticabile che si forma davanti agli occhi, un segno indelebile impresso dentro di noi, una macchia di colore che ci ha illuminato la vita per un attimo, e per sempre ci ha cambiati. Sono le risate dei bambini kirghisi che lanciano il cavallo al galoppo per inseguirci mentre spingiamo il tandem per una scarpata sassosa. Sono le lacrime che ci scorrono irrefrenabili quando, alla nostra partenza, gli amici turchi ci lanciano un po' d'acqua per augurarci di tornare un giorno a trovarli. È quel saluto solidale tra tutti i ciclisti del mondo, quella parola che non si è potuto scambiare perché non c'era lingua comune, quel gesto di ospitalità verso noi viaggiatori che vale più di mille parole.

È tempo di memorie intense, ma anche di mille propositi per l'anno appena iniziato. Nessuna tentazione di tornare indietro'¦ il mondo sembra sempre più grande, immenso, invalicabile, e la distanza che abbiamo pedalato così breve in confronto a quanto abbiamo visto e sperimentato. La voglia di viaggiare anzi cresce con la distanza, con i muscoli che si ingrossano di chilometro in chilometro, il palato che si affina a sapori sempre nuovi, lo stomaco che si adatta ad acque ogni giorno diverse, gli occhi che si abituano alla luce di altre latitudini, e lo spirito che si assuefà al viaggio. La partenza dall'Italia sembra così lontana, ma la sensazione è sempre la stessa di quel primo giorno: eterna sorpresa, pura gioia, desiderio di scoperta e voglia di libertà. Partivamo un anno fa armati soltanto di un bagaglio essenziale già troppo ingombrante, del nostro tandem artigianale Vetta che ci sembrava pesantissimo, e della folle idea di vivere un sogno. Il sogno è ora una realtà che si avvera tutti i giorni, la bici si è trasformata in un libertandem che viaggia agile e leggero, sospinto dalla forza di tutti coloro che ci seguono, e oggi dall'orgoglio di essere entrati nella famiglia de LaClassica.

Perché viaggiare così a lungo, con un mezzo così fragile, così lento? Per riscoprire il senso della fatica, che sta in una collina da attraversare che si staglia maestosa davanti alle tue ruote. Per riscoprire la dimensione della distanza, il gusto di attraversarla miglio per miglio con la forza del tuo corpo e la determinazione della tua mente. Per riscoprire la grandezza della natura senza contemplarla dietro un finestrino o un oblò, ma saggiandone la superficie ogni giorno e dormendoci dentro ogni notte. Per riscoprire la bellezza della gente, andandole incontro senza scuse, senza protezioni e senza barriere. È questo il bello della bici, che restituisce una dimensione umana al mondo. E alla fine ci si può anche accorgere di non aver bisogno di altra forza che la propria salute, di altra velocità se non il proprio istinto, di altro strumento che non sia una forcella robusta piantata su un telaio ben disegnato.

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