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Giuseppe Palumbo, il fotografo in bici che raccontò il Sud

Giuseppe Palumbo raccontò il sud Italia nel Novecento e in questi giorni in mostra a Roma c'è il suo viaggio lungo cinquant'anni, compiuto con una macchina fotografica e una bicicletta.

Giuseppe Palumbo nasce a Calimera in provincia di Lecce nel marzo del 1989. I suoi genitori sono proprietari terrieri, lui studia per diventare giornalista e la profonda passione per la sua terra lo porta a occuparsi delle questioni che riguardano il patrimonio culturale, le tradizioni, le usanze. Comincia a viaggiare per fotografare il Mezzogiorno di quegli anni, con reportage disincantati che parlano della bellezza e allo stesso tempo dell'incuria, della natura incontaminata che si scontra con il cemento e il progresso.

E' così che Giuseppe Palumbo da perfetto naturalista e osservatore prende la sua bicicletta e comincia a macinare chilometri, la carica sui treni, attraversa le campagne. Come la più famosa Vivian Maier, è appassionato dalla quotidianità, dagli scatti che riescono a conservare la memoria collettiva di un popolo e, d'altro canto, come un altro maestro della fotografia su due ruote Bill Cunningham è un sostenitore del fatto che la bici sia davvero un mezzo speciale per arrivare in luoghi quasi irraggiungibili. Diviene il primo a raccontare la Puglia e il Salento in un modo totalmente nuovo e così vicino alla realtà, un vero studioso dell'antropologia, a contatto con gli uomini e il loro cammino, i loro ricordi. Appoggiava la sua bicicletta agli alberi, alle pietraie, ai muretti vicino ai campi e rimaneva in attesa dell'attimo giusto per scattare le fotografie che avrebbero composto uno dei ritratti più veritieri di quell'epoca.

giuseppe palumbo fotografie

Alcuni lo chiamano l' 'intellettuale del Sud', altri semplicemente 'Il fotografo in bicicletta' ma di sicuro questo viaggio lo portò a riscoprire anche l'enorme patrimonio boschivo di quel territorio e ad impegnarsi per la sua conservazione. Pedalare rafforza da sempre il legame con la natura libera e selvaggia, anche se le destinazioni sono diverse, anche se i viaggi vengono affrontati per motivazioni totalmente differenti. 
Prima della sua morte Giuseppe Palumbo organizzò tutte le sue foto di archivio in sezioni tematiche con relative didascalie. Un lavoro portato avanti poi dalla figlia ed ora sono in mostra per la prima volta a Roma fino al 7 febbraio. Istanti da tramandare, come dovrebbe essere sempre la fotografia, immersi in luoghi semi scomparsi o che ancora aspettano di essere trovati, in sella a una bici magari.
In sella a una bici, di sicuro.

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