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Grandi Giri: facciamo sul serio?

Dopo i mancati duelli del Tour e le continue vittorie dei fuggitivi della prima ora come Geniez, Calmejane, Lagutin e De La Cruz, la Vuelta, stava prendendo una brutta piega con i protagonisti più attesi sempre in seconda linea, a gestire le poche energie rimaste dopo una stagione più o meno intensa per tutti. Nessuno che si prendeva la responsabilità di tenere o di fare la corsa, così nei primi quattro arrivi in salita abbiamo visto vincere i fuggitivi.

Confermando in questo modo una tendenza già emersa chiaramente negli altri due GT stagionali: al Giro su otto frazioni di montagna o media montagna, in ben cinque occasioni si sono imposti gli attaccanti di giornata con ibig che si sono imposti solo a Corvara (Chaves), Andalo (Valverde) e Risoul (Nibali); al Tour è andata ancora peggio, in nove occasioni, la fuga non è arrivata solo a Bagnères-de-Luchon (Froome) e a Saint-Gervais (Bardet). Mentre qui alla Vuelta come detto dopo un quattro su quattro a favore dei fuggitivi, prima Quintana (Lagos de Covadonga) e poi Froome (Peña Cabarga) ci hanno regalato la possibilità di vedere gli uomini di classifica lottare per i successi.

Dopo le ultime due frazioni di montagna ad appannaggio di Quintana e Froome, pare ormai chiaro che la lotta per la vittoria finale sia un affare tra loro due, col colombiano che è parso più brillante e rinfrancato dopo il brutto Tour e Froome che pur non essendo nel picco di forma come al Tour, ha comunque le carte in regola per giocarsela fino alla fine. Sulle salite più lunghe Nairo sembra avere qualcosa in più come ha dimostrato a La Camperona e a Covadonga dove è riuscito a staccare tutti e ora arriveranno frazioni adatte ad un diesel come lui. Froome si è difeso meglio sui muri brevi, dove contava più l'esplosività, come a Peña Cabarga, dove aveva già vinto nel 2011, quando in sostanza si rivelò al mondo e al Mirador de Ezaro quando nel finale è riuscito a staccare di qualche secondo il rivale colombiano.

Più che la vittoria di Peña Cabarga, a far ben sperare Froome e la Sky è stato il suo recupero a Covadonga, nel giorno in cui Quintana si è preso tappa e maglia arrivando tutto solo al traguardo. Con una salita finale tutta in rimonta, dopo essersi staccato da un gruppo di oltre 20 corridori, il tre volte vincitore del Tour de France ha mostrato, ancora una volta, tutta la sua classe. A tanti il suo modo di correre non piace ma vederlo rimontare in quel modo tutti i rivali, ad eccezione di Quintana, è stato lo spettacolo più bello di questa Vuelta.

Spettacolare è stato anche rivedere Quintana scattare e staccare tutti gli avversari come non gli vedevamo fare da parecchi mesi. Spettacolare è la stagione di Valverde competitivo anche qui alla Vuelta dopo il podio al Giro e l'ottimo Tour, dove se non avesse corso in appoggio a Quintana avrebbe potuto salire sul podio. Spettacolare è anche la voglia di Contador di non arrendersi al tempo che passa e di provare comunque a recitare da primo attore, finora non ha raccolto nulla ma l'impressione è che non si arrenderà tanto facilmente.

L'arrivo di tutte queste fughe, di certo non fa bene al ciclismo, visto che sponsor, tifosi e spettatori preferiscono certamente vedere lottare i corridori più forti anziché i fuggitivi del mattino. Sicuramente nemmeno per gli attaccanti, la buona riuscita di tutti questi tentativi è un bene, visto che alla fine della fiera anche i loro successi perdono di consistenza e importanza e il peso specifico di questi successi è decisamente basso, di certo non ai livelli di quelli che da soli valgono una stagione.

Più che vedere chi vincerà tra Quintana e Froome, che alla fine sarà quello che ricorderemo, sarà importante che corridori e squadre di un certo livello tornino a prendersi le proprie responsabilità e facciano la corsa, perché un ciclismo di comprimari non fa bene a nessuno.

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