Vero Made in Italy

  • Italiano
  • Inglese

Greg Van Avermaet e la sua consacrazione

Primo, settimo, primo, primo, secondo, primo, questa è la sequenza dei piazzamenti conquistati da Greg Van Averamet nelle classiche del Nord a cui ha preso parte in questa stagione, vale a dire  Omloop Het NieuwsbladKuurne - Brussel - Kuurne, E3 HarelbekeGand - WevelgemFiandre e Roubaix. Una sequenza quasi irripetibile e che per assurdo, senza quella caduta a tre con Naesen e Sagan al Fiandre, sarebbe potuta essere ancora migliore e diventare semplicemente leggendaria.

Domenica, a prescindere da tutto e tutti, doveva essere, e lo è stato, il giorno di Tom Boonen, il campione che più di ogni altro, assieme a Roger De Vlaeminck, ha legato il suo nome alla Roubaix. In un mondo perfetto Tom avrebbe vinto la sua quinta Roubaix, diventando il corridore ad averne conquistate di più ma la realtà ci ha detto che è andata a finire in maniera diversa, come già accaduto ad altri miti della Roubaix come Ballerini e Musseuw che avevano chiuso la loro carriera nel velodromo che li aveva visti trionfare rispettivamente due e tre volte. Stessa sorte era toccata anche al grande rivale di Boonen, quel Fabian Cancellara che sognava di trionfare nella sua ultima Roubaix, anche se la sua carriera si sarebbe chiusa qualche mese dopo.

Tom ha chiuso con un "anonimo" tredicesimo posto, che è il suo secondo peggior risultato alla Roubaix, visto che solo nel 2004 (24°) aveva fatto peggio, ma la sua corsa è stata tutt'altro che anonima, con Tommeke che ha iniziato ad accelerare sul pavé ad oltre 100 km dal traguardo, aprendo di fatto la bagarre, in seguito Tom ha portato altre violente accelerazioni quasi su ogni settore di pavé, senza mai riuscire a portare via un gruppetto che poi si sarebbe giocato la corsa, ma al contempo facendosi sorprendere da qualche attacco di uno sfortunato Sagan, altro grande deluso di giornata.

Alla fine il vincitore di giornata è stato quello che ha meritato di più, quel Greg Van Averamet che ha rischiato di perdere la corsa ad oltre 100 km dal traguardo, quando Boonen si è protratto nel suo primo attacco di giornata e lui era nelle retrovie del gruppo tra un guaio meccanico e una caduta. Solo grazie all'aiuto dei compagni e al fatto che davanti la foresta di Arenberg non è stata affrontata a tutta, è riuscito a rientrare dopo una quindicina di km d'inseguimento.

Da questo momento in poi GVA non ha sbagliato più nulla correndo da padrone, supportato benissimo da una BMC che grazie alla presenza di Daniel Oss in testa alla corsa, ha potuto lasciare alle altre squadre l'incombenza di tenere la corsa. Negli anni GVA si è trasformato da eterno piazzato a corridore vincente, merito della maturazione che ha avuto come corridore e di un modo di correre decisamente diverso, visto che del generoso attaccante che finiva per sbagliare quasi sempre i tempi delle sue azioni è rimasto solo il ricordo, sostituto da un corridore più attendista e sparagnino che si è attirato più di un'antipatia in gruppo e tra i tifosi.  

Dargli quest'etichetta sarebbe però ingeneroso visto che parliamo di un corridore che c'è praticamente sempre nelle azioni decisive e che spesso e volentieri si muove in prima persona, anche se non disdegna aspettare le mosse degli avversari più attesi, come ad esempio quel Peter Sagan col quale ci sta regalando grandi duelli, uscendone vincitore nella maggior parte dei casi.

Nel giorno dell'uscita di scena definitiva di Tom Boonen, GVA, che non è nato fenomeno come Sagan o Boonen, ma che ci è arrivato col tempo e col lavoro, trova la sua consacrazione e vista anche l'età di Philippe Gilbert, suo grande nemico e unico in grado di batterlo al Fiandre, si appropria del ruolo di Re del ciclismo belga, sedendosi definitivamente al tavolo dei grandi del ciclismo attuale e avanzando la candidatura per sedersi tra i grandi della storia visto che con questa Roubaix il suo palmares inizia a diventare davvero pesante.

Iscriviti alla Newsletter