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GVA

Dicono che in quei chilometri non pensi a niente. Dicono che è quello il vero segreto, la vera magia. Che il ciclismo ha il potere di fare il vuoto e allo stesso tempo di riempirlo. E forse non fai nemmeno in tempo a capire che cosa sta davvero succedendo. In un certo senso, funziona solo l'istinto, un po' come quei ricordi che emergono al momento giusto, frasi sbocconcellate qua e là, e ti rendi conto che servono in quell'istante
Forse ti accorgi che l'aria è la stessa che respiravi da bambino, i pomeriggi come questi, imbevuti nella malinconia dell'ultimo sole appena primaverile.
E' la stessa di cui sei fatto tu.

In Greg we trust, c'era scritto su uno striscione alla Strade Bianche. GVA, a volte, per abbreviare ancora di più. Un marchio, un simbolo. Greg Van Avermaet, fiammingo di Lokeren, volto spigoloso e occhi tra il grigio e l'azzurro e il verde. 
Sorride sempre così Greg, come tutti gli umili che si accorgono di essere vincenti quando sono sul loro terreno. E poi rimangono increduli, quasi, a vedere quello che riescono a fare sulla strada quando li chiama davvero. Pochi si sono accorti che era un predestinato, troppi non gli hanno creduto. A quel lavoro silenzioso, di stagione in stagione, di pietra in pietra, come quelle tutte in fila sulle schiene dei muur, quieta corazza d'inferno. 
Chissà se ci pensi Greg, a tutte le volte che ti hanno messo addosso la croce di eterno secondo, del campione incompleto, del contendente di turno e poi come va, va. Chissà se ci pensi a quelle volte in cui ti sei detto che magari era giusto così, che ci si poteva accontentare, che se lo dicevano tutti forse doveva essere vero.
Maledici ancora tutte quelle volte in cui hai perso per un soffio e, in realtà, stavi solo crescendo?
Dimmi che benedici sottovoce tutti quei momenti in cui ti sei detto che esisteva una sola persona in grado di sapere quello che potevi fare ed eri tu. Che le benedici, quelle mattine respirate a pieni polmoni nel giardino di casa, a convincerti che sarebbe tornato tutto, prima o poi. Tutto quello che avevi speso. Di gambe, di testa, di cuore. Di cuore: ah, che averne troppo non è un peccato come vogliono farci credere. 
Non è un peccato.

Forse è vero che non pensi a niente, nemmeno se sono gli ultimi chilometri di una Gand-Wevelgem e tu la stai per vincere. Ti piomba addosso tutto dopo la linea bianca, quando senti che tutti ci avevano creduto fin dall'inizio, che sapevano cosa saresti diventato. Ma tu lo sai che niente è vero, che quando tutta la fatica si trasforma in un pugno di sabbia che scivola via, quelli che rimangono si possono contare sulle dita di una mano. Ed è giusto così. Nessuna personalità autentica si è formata grazie all'acclamazione delle folle. 
Respira questa aria qui, Greg. Sorridi a modo tuo, resta quello che sei. Il Belgio ti ha sempre capito, anche quando non stavi sui podi. Così, come si capiscono quelli che si amano.

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