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Il Ghisallo, leggenda di un piccolo luogo di culto

Il Ghisallo è un vero e proprio luogo di culto per i ciclisti di ogni età e di ogni paese. Pietra miliare dell'ultima grande classica di stagione, ha una storia affascinante e piena di ricordi.

Era il 1919, novembre precisamente, il giorno delle Classica delle Foglie Morte, l'ultima corsa della stagione, la prima volta del Ghisallo al Giro di Lombardia. Una salita durissima, sterrata, tutta a tornanti, proprio come il ciclismo vuole: attraversare l'inferno per arrivare in paradiso. Sembra fatta apposta, quell'ascesa del triangolo lariano dal quale si vede, in cima, il ramo di lago del Manzoni, apposta per legarsi per sempre a una corsa così, imprevedibile e bellissima. Quel giorno arriveranno solo otto corridori sul traguardo, tutti dietro a Costante Girardengo e il Ghisallo si incastra nello scheletro della classica monumento come se fosse un cuore, quello che mancava per dare vita alla storia di una e dell'altro, oltre cent'anni senza dividersi mai.

ghisallo

Il Ghisallo è un valico che collega la Valsassina al Triangolo Lariano e la sua chiesina è diventata famosa in tutto il mondo per essere un affascinante museo di maglie, trofei e cimeli vari offerti dai ciclisti alla Madonna che nel 1949 fu eletta ufficialmente patrona dei ciclisti da Papa Pio XII. Ma la sua storia comincia prima dell'anno mille, quando era solo una piccola cappella lungo la strada. Secondo certe storie, un certo conte Ghisallo trovò riparo tra le sue mura, pregando e salvandosi da un attacco dei briganti. Da allora la sua fama crebbe e venne ampliata e rimodernata ma solo nel 1623 fu costruita la chiesa attuale.
Ma per il ciclismo questo piccolo luogo è più che sacro, è una leggenda. Da qui sono passati tutti: Coppi e  Bartali che furono anche gli ultimi due tedofori a portare la fiaccola che ancora brilla nella chiesetta, Bindacon le sue famose trentaquattro uova nello stomaco, e poi ancora Baronchelli nella sua epica giornata da tregenda in cui vinse il Lombardia contro un tempo da lupi. Piccoli grandi eroi di uno sport che ti fa piangere dalla fatica, ti fa inginocchiare a dire grazie o a chiedere perdono. E' così piccola la chiesa per tutto quello che ci hanno portato i ciclisti, cuori votivi fatti di maglie di lana, di biciclette d'acciaio e poi in carbonio, passato e presente che si fondono come se fosse uno di quei posti dove il tempo si è cristallizzato, sospeso, invisibile. E' così piccola la chiesa che Fiorenzo Magni pensò di costruire un museo al suo fianco, inaugurato nel 2006 e che oggi, grazie al progetto Giro for Ghisallo, ospita la più grande collezione di maglie rosa del mondo.

L'edizione numero centoundici del Giro di Lombardia che si disputerà sabato prossimo '“ da Bergamo a Como - santificherà anche quest'anno, ancora una volta, un luogo che oramai è un cult del ciclismo, un monumento alla fede, alla salita, alla fatica. Una vera e propria icona per tutti gli appassionati, un posto che Michele Bartoli una volta ha definito magico e indimenticabile. Che ha visto così tanto da portare con sé la storia della sua incredibile bellezza.

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