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Il mio senso di libertà

Natale B.



Che ruolo rivesti oggi nel mondo del ciclismo?

Appassionato.

I passaggi principali della tua storia su due ruote?

Mi avvicino al mondo del ciclismo con i giochi della gioventù. Tra le poche discipline presenti, il ciclismo era quella che mi piaceva di più e alla prima corsa organizzata in paese arrivo terzo. In seguito, dopo aver vinto i giochi della gioventù di Cantù, inizio a correre fino alla categoria dilettantistica (e abbandono per gli studi, gli altri erano troppo forti). Non ho mai preso seriamente il ciclismo, se non come un gioco. C'è da dire che ero un po' un testa matta: ad esempio, durante le corse restavo per tanto tempo in fuga, salvo poi farmi riprendere agli ultimi km'¦ un vero e proprio 'protagonista' insomma.

L'obiettivo che ti piacerebbe raggiungere da qui in poi?

Un sogno, più che un obiettivo: possedere una squadra professionistica e gestirla personalmente, affiancato da figure compenti; un'attività lavoro/divertimento che ho già praticato proprio nel mondo del ciclismo.

Qual è il primo ricordo legato alla bicicletta?

A 4/5 anni, con mio papà che m'insegna ad andare in bici nel cortile di casa.

La prima vera emozione? Entusiasmo o delusione?

La prima corsa a 14 anni, davanti agli amici e ai compaesani, dove arrivai terzo. La delusione, o meglio le delusioni sono state diverse: una gara a Bellano in salita, quel giorno nevicava! In fuga, a 20 km dall'arrivo foro, ma decido di proseguire lanciandomi nella volata finale; però poi a una curva vado dritto e chiudo la corsa come ultimo del gruppetto. Anche una gara a Tremezzo: convintissimo di aver vinto, fui superato da tre corridori proprio sulla linea del traguardo. Infine, quando non riuscii a partecipare ad una gara svolta a Novedrate perché in quel giorni mancò il nonno; fu un momento triste e, nonostante in quel periodo andassi davvero forte, poi non combinai più nulla di buono.

Quando hai capito che correre stava diventando una cosa importante?

Come ho già detto, per me correre era soprattutto un bellissimo passatempo, un modo per divertirmi e per stare in mezzo alla gente.

Il tuo campione di sempre? Anche del passato'¦

Assolutamente Francesco Moser; era quasi una fissazione e in casa era una vera e propria lotta perché tutti tifavano per Beppe Saronni, suo storico avversario.

La tua famiglia ti ha supportato? Gli amici hanno capito?

La famiglia mi ha sempre seguito e sostenuto (anche troppo!). I genitori mi accompagnavano alle corse e con il papà era una discussione continua perché lui pretendeva di fare il direttore sportivo anche se di ciclismo non ne capiva molto; da ragazzo giocava a calcio e arrivò a buoni risultati nelle serie minori.

Chi più di altri ti ha trasmesso questa passione?

La mia è una passione innata, uno sport che mi ha sempre ispirato, fin dai tempi dei giochi della gioventù. Ricordo però con affetto Piercarlo Rocchetti, presidente della squadra per cui correvo, la 'Bitossi' di Senna Comasco; si respirava un ambiente famigliare e nessuno spingeva per ottenere risultati.

Oggi con chi la condividi maggiormente?

Con Lara, la compagna. Però in bici preferisco uscir da solo perché così riesco ad allenarmi in tutta libertà e riesco a fare lavori che mi fanno mantenere la linea.

Con quali parole spieghi alla famiglia e agli amici l'amore per le due ruote?

Non servono parole per spiegare l'amore per le due ruote perché è già condiviso. E' comunque senso di libertà, un modo per scaricare le tensioni che si accumulano durante la giornata e la settimana. E' un qualcosa che ti fa sentire bene con tutti.

A quale occasione importante hai rinunciato pur di uscire a correre?

Ho rinunciato ad esperienze all'estero, che avrei voluto vivere anche per imparare bene una lingua.

La gara più emozionante?

La gara più emozionante'¦ mmmhhh'¦ forse un Campionato Lombardo'¦ anzi una Como-Ghisallo dove arrivai sesto davanti a gente che andava più forte di me in salita e che poi è passata al professionismo. Ero una passista veloce e quel giorno mi regalò una grande emozione. La vittoria più bella da dilettante fu a Cabiate, dove mi confrontai con dilettanti della massima serie mentre allora ero solo un corridore di terza serie. L'aspetto appassionante da amatore è riuscire a fare qualcosa di grande che va ben oltre le proprie aspettative. Per esempio nel 2009 ho pianto, quando sono riuscito a portare a termina il Giro delle Fiandre. 250 km e poco allenamento, dolori e freddo.

Il pubblico più caldo?

I Belgi! Mi ricordo le due ali di folla che mi incitavano al Giro delle Fiandre: amatori, sul muro di Grammont, qualcosa che non si può descrivere.

Il circuito più impegnativo?

Ancora il Giro delle Fiandre: il primo anno non riuscii a finirlo, mi fermai dopo 210 km di neve, pioggia, vento gelido e un tendine infiammato.

Quanti km percorri in un giorno?

In un anno pochi oramai, purtroppo gli impegni di lavoro non mi lasciano molto tempo libero. In passato però riuscivo a percorrere circa 10 mila km all'anno.

Il professionista che più rispetti?

Nel passato, Moser e Bugno'¦ odiavo Saronni perché era l'antagonista del mio idolo. Ora invece mi piace Rodriguez detto Purito; non amo Cavendish, che però sa il fatto suo.

Cosa diresti agli automobilisti incattiviti?

Quanto basta.

Se potessi aggiungere un optional magico alla tua bici cosa sceglieresti?

Nessuno: se devi far fatica è giusto far fatica, altrimenti non c'è gusto.

Ti è mai capitato di indossare una divisa che non ti piacesse?

Sì, una cozzaglia di colori con un sacco di scritte.

Hai mai raccontato bugie pur di uscire a correre?

Sì.

Quante biciclette hai avuto?

Tante, una decina o più'¦ attualmente 2 bici da corsa e una MTB.

Ti è mai capitato di parlare con la tua bici?

Sì, l'ho mandata a quel paese per qualche problema tecnico.

Quanti capi di abbigliamento possiedi?

Troppi, un'ampia gamma di diverse annate.

L'accessorio al quale non rinunceresti mai?

Gli occhiali.

Sei superstizioso? Qualche rito scaramantico?

No. Nessun rito.

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