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Il muro di Huy e i suoi due volti

Col Muro di Huy, che come uno spauracchio si staglia all'orizzonte  e fa da giudice implacabile e inappellabile, la Freccia Vallone, è la classica con l'andamento più scontato e prevedibile. Ci si gioca tutto in un paio di minuti, potresti tranquillamente guardare solo gli ultimi 2000 metri e non ti saresti perso nulla. Una corsa del genere è noiosa ma a differenza di tante altre, sai che qua vincerà il più forte, perché su un arrivo del genere non puoi nasconderti o giocare d'astuzia.

I verdetti che arrivano dalla Freccia, sono  sempre attendibili e la corsa di mercoledì, che ha visto il quarto trionfo di Alejandro Valverde, ne ha emessi alcuni parecchio importanti. Ancora una volta, Valverde ci ha ricordato che siamo dinanzi ad uno dei corridori più forti degli anni 2000 se non di sempre, visto che è il primo corridore a centrare 4 successi alla Freccia.  Su certi traguardi è davvero imbattibile e sembra quasi scherzare con gli avversari. Se quest'anno non ha avuto difficoltà a battere la coppia della Etixx (Alaphilippe e Martin) che poi l'ha accompagnato sul podio, lo scorso anno non dovette nemmeno sprintare, tanto netta era la sua superiorità.
Come già detto in qualche altra occasione, la straordinarietà di Alejandro non sta tanto nei suoi successi o nella sua capacità di piazzarsi sempre e comunque nelle grandi corse, la cosa che più di ogni altra lo rende un fenomeno del ciclismo è la sua costanza massimi livelli. Una costanza che dura nel lungo - ormai son quasi 15 anni che corre tra i professionisti - e nel breve periodo, inteso come stagione, con l'Embatido che vince da Febbraio a Marzo e primeggia nelle classiche, nelle brevi corse a tappe e nei GT, scontrandosi di volta in volta con avversari che hanno preparato nello specifico quei determinati appuntamenti.

Se Valverde è il volto vincente e felice, un suo ex gregario nonché ex amico, Purito Rodriguez è il volto triste e sconfitto. Lo spagnolo della Katusha reduce da un inizio di stagione difficile, era uscito bene dai Paesi Baschi e vista le sue caratteristiche era uno dei corridori più attesi alla Freccia, ma ha deluso. Dopo una gara vissuta tutta nell'attesa del muro finale, con i compagni della Katusha a dare manforte alla Movistar nel tenere chiusa la corsa, è mancato nel momento decisivo, quello in cui ci si gioca il successo.
Nel momento di aprire il gas e involarsi verso il successo come gli abbiamo visto fare decine di volte in carriera sui muri di mezza Europa, non ha avuto la forza di affondare il colpo. Vederlo in testa al gruppo e non riuscire ad imprimere un'andatura superiore a quella di un gregario ed essere superato quasi a velocità doppia prima da Daniel Martin e poi da altri cinque/sei corridori è l'immagine della sconfitta, un frame che mai avrei voluto vedere. Impossibilitato a seguire chi lo aveva superato, si è seduto ed è arrivato al traguardo (28° a 32") quando Valverde era già portato in trionfo dal suo massaggiatore.

Vederlo così inerme su uno di quei muri dove ha costruito la sua carriera e dove aveva vinto appena qualche mese fa al Tour de France, fa male e sembra l'immagine perfetta del declino di un grande corridore che ha vinto meno di quanto avrebbe meritato. Sarà per 'l'amore' che nutro nei suoi confronti, sarà per le emozioni che mi ha regalato nel corso della sua carriera, sarà per il fatto che negli ultimi anni in più occasioni sembrava avviato sul viale del tramonto per poi risorgere e andare a prendersi successi ricchi di significati, che non mi rassegno all'idea che la grandeur di Joaquim sia finita.

Domenica c'è la Liegi e se Alejandro andrà per il poker, Rodriguez cercherà semplicemente il primo successo nella Doyenne perché come mi disse qualche anno fa 'Ci punto ogni anno, è il mio sogno, sarebbe il coronamento di una carriera'.

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