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"Io ti canto a me"

Australia è uno dei miei film preferiti. E non solo perché Hug Jackman è davvero bello nei panni del mandriano e Nicole Kidman mi fa ridere. Ha una trama ricca, di quelle che ti lasciano il sapore per un po' di tempo. Un po' come i romanzi. Se si perdono, se non mi portano un po' via dalla vita, non valevano le ore della mia lettura.
Qui c'è la terra rossa dell'Australia, la magia degli spiriti, degli stregoni che accendono fuochi al tramonto. E gli occhi immensi di Nullah, un bambino aborigeno mezzosangue. 'Io ti canto a me' ripete. Gliel'ha insegnato il nonno King George, uno stregone. Cantando si richiamano le anime lontane.

La stagione si è aperta dall'altra parte del mondo, mentre qui stiamo ancora aspettando la primavera e là, nel paese dell'outback polveroso, è estate piena. Il Santos Tour Down Under, dal 2008, è nel circuito delle gare UCI World Tour ed è per questo che a gennaio tutti prendono l'aereo e vanno a correre laggiù. Un po' in Australia e un po' in Argentina. E se qualcuno pensa che il ciclismo sia solo uno sport e questa sia solo una competizione come un'altra, si sbaglia. Ogni corsa ha un rapporto intenso con il territorio che attraversa, la strada è una vena e i ciclisti sono il sangue che scorre. Passano attraverso i corpi, arrivano al cuore. Che qui ha i colori e le sfumature magiche dell'Uluru, la montagna sacra nel mezzo del deserto, il blu quasi abbagliante dell'oceano con le sue onde furiose che muoiono sulle spiagge bianchissime come quelle dei racconti di isole deserte e sconosciute. Il ciclismo è un canto che chiama, in qualunque parte del mondo. Allora forse non è solo una questione di stare in bilico sull'asfalto ma anche tra realtà e magia. D'altronde c'è del misticismo anche qui se solo si guarda un po' più a fondo. I riti, le medagliette, le piccole scaramanzie. E anche la convinzione che il destino sia un filo che si aggroviglia e poi si disfa senza perdere la propria rotta. I numeri sono formule, le distanze sono viaggi. E le strade che tagliano questa terra che per noi è ancora nuova sono grandi e tuttavia, dall'alto, sembrano ferite senza importanza. C'è qualcosa anche di quelle storie che gli stregoni tramandano nelle notti piene di fruscii mentre il fuoco illumina i loro volti colorati, perché questo è uno sport dove le storie vengono tramandate e talvolta è un peccato non scriverle. Oppure è difficile scriverle come meriterebbero. Non potremo riscrivere adeguatamente le piccole avventure che ci raccontavano le nonne mentre eravamo sulle loro ginocchia perché di sicuro ne perderebbero il fascino.

La voce del ciclismo è mutevole come le terre che attraversa, trattiene gli odori, i suoni, i colori. E' polvere e stelle, un vento a volte sussurrato, a volte urlato. E' acqua e terra.
Io vi canto a me, strade che portano in tanti luoghi e ad un solo traguardo, sudore e terra negli occhi stanchi di chilometri percorsi. Io vi canto a me, instancabili ragazzi che avete scelto la bicicletta per la vita, ruote come acchiappasogni da ritrovare al risveglio con tutti gli incubi aggrappati come rugiada che si dissolverà col primo sole. Io vi canto a me.

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