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Jasper Stuyven alla Kuurne:

E' strana la vita, a volte. Più dici che non farai qualcosa, più ci sarà la possibilità che accada. Forse è la stessa regola di quelli che dicono di non desiderare. Se non ci si aspetta niente, allora tutto quello che arriverà sarà un dono ancora più grande. Qualche settimana fa ho letto che in un'intervista Jasper Stuyven ha dichiarato che non avrebbe mai fatto un arrivo in solitaria. Forse, senza dirlo, dentro di sé, si sente un po' l'anima da finisseur, da attacco dell'ultimo minuto, da strapotere in una volata a ranghi ristretti. Insomma, non è poi tanto semplice capire il tuo ruolo quando coi professionisti ci corri da un anno e tre mesi. Di sicuro Jasper è un ribelle con il dono della costanza infinita. E questo ha già avuto modo di dimostrarlo l'anno scorso quando ha vinto una tappa della Vuelta con lo scafoide fratturato. Voleva quella prima, la voleva a tutti i costi e sapeva che era il suo giorno. Nemmeno quel dolore è riuscito a mettersi in mezzo. Ha la testa da corse del Nord, questo è innegabile. Un sogno su tutti, la Roubaix. Un sogno di tanti, sognato in modo completamente diverso da ognuno.

Jasper se l'è immaginata molte volte. Infinite. Forse quello che non si immaginava era di partire ai meno sedici alla Kuurne Brussel Kuurne e restare solo per tutti quei chilometri, fino all'ultimo, fino alla linea bianca. 16 km solo. Così dicono i giornali stranieri e i tweet.
Che forse star da solo un po' spaventa. Specialmente in queste corse con i percorsi d'inferno. Tutti dritti, magari ma con l'obbligo costante di non abbassare mai la guardia, nemmeno per una frazione di secondo. Jasper come è partito è arrivato. La pedalata costante, piegato alla perfezione sulla bicicletta. Lui e il vento.Non si è spostato di una virgola quasi, a differenza della strada sotto di lui. Il gruppetto più indietro, sempre più indietro e poi il gruppo che si vuole rimangiare tutti. Tutti tranne uno. Perché Jasper sta facendo una cosa che forse non aveva pensato di fare qualche settimana prima. E' che il ciclismo è così, le tue regole le fai in corsa. Sedici chilometri sono ancora tanti, questa è una azione alla Cancellara che guarda caso ha indicato proprio Stuyven come erede sul pavè. Jasper Stuyven nato in Belgio in un giorno di aprile del 1992, cuore ribelle e sangue d'acciaio. Adesso che è da solo non si farà riprendere. Adesso che forse gli tornano alla mente tutti gli insegnamenti e i consigli del suo illustre compagno di squadra o anche solo tutto quello che ha osservato come osservano i ragazzi cioè avidamente, con la voglia di carpire tutto, adesso sa cosa deve fare, come deve pedalare. Il ritmo sempre uguale, i chilometri che scorrono e non un cedimento. Una curva da maestro, sfilando il marciapiede volutamente per prendersi qualche secondo ancora perché tutto è prezioso, niente si butta via. Un'altra e poi ancora. Una scorciatoia sul marciapiede. E poi di nuovo la corsa solitaria verso il traguardo, come un equilibrista sul filo. I secondi non sono molti: trenta o giù di lì. Ma si sa che su queste strade possono essere un'ancora di salvezza per chi sa di poter contare su sé stesso.
Poi c'è l'ultimo vero rettilineo, lui che si alza sui pedali, si volta, sa che il gruppo è praticamente lì. Che forse non si deve voltare ma non si può evitare. Meglio essere consapevoli che farsi fregare.
L'ultima curva, la gente che si sbraccia e quei chilometri che sono un niente ora che si vede il traguardo. Spunta il gruppo ma è davvero troppo tardi per inseguire qualcuno che ha volato in solitudine per tutto quel tempo. Chi lo ferma adesso? Sorride alla telecamera, alza le braccia, alza le braccia al cielo due, tre, quattro volte.
E' il sigillo. Quello che in molti si aspettavano da lui e quello che lui si aspettava da sé stesso.

Di solito è sbagliato inquadrare un ragazzo così giovane in un ruolo da fuoriclasse o da eroe di domani. La pressione schiaccia, molte volte. Ma è stato Jasper a dire che non ha voluto fare il professionista solo per correre piuttosto per vincere e lasciare il segno. Forse ha ragione Cancellara, lui è il nuovo treno per le nere e dure rotaie del Nord.

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